Luglio 2015


07.luglio

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Proteste di Gezi Parki a Istanbul 

 

Le proteste in Turchia del 2013 sono una serie di manifestazioni di dissenso nei riguardi del governo di Recep Tayyip Erdoğan iniziate il 28 maggio 2013.

Le proteste hanno avuto origine da un sit-in di una cinquantina di persone che manifestavano nonviolentemente contro la ricostruzione in stile ottomano della Caserma Militare Taksim, demolita nel 1940, al posto uno dei pochi spazi verdi presenti nella parte europea di Istanbul, il bellissimo Parco Gezi a piazza Taksim. Il piano terra del nuovo edificio ricostruito avrebbe dovuto ospitare un centro commerciale, i piani superiori degli appartamenti di lusso. Tale protesta ha avuto risonanza nazionale dopo che i manifestanti sono stati attaccati dalla polizia e ciò ha portato ad ampliare il motivo del dissenso verso istanze politiche più generali, dando infine vita a manifestazioni in tutto il Paese represse violentemente dal governo. L’indignazione causata da un uso sproporzionato della forza nei riguardi di un movimento pacifico, ha esteso il dissenso oltre i confini nazionali, con manifestazioni contro Erdoğan in paesi di tutto il mondo e la critica della comunità internazionale espressa anche per vie ufficiali, come nel caso dell’Unione europea, dell’ONU e degli Stati Uniti. Le squadre antisommossa impiegate dal governo si sono contraddistinte per un atteggiamento ai limiti della legalità, con uso massiccio di spray al peperoncino su persone inermi, lanci di gas lacrimogeno ad altezza d’uomo e l’aggiunta di urticanti all’acqua dei TOMA (camion muniti di idranti). Il bilancio attuale è di 9 morti e oltre 8163 feriti, rende questo uno degli avvenimenti più drammatici della storia della Turchia moderna. Numerosissimi anche gli arresti, con eclatanti blitz per arrestare avvocati e medici che assistevano i manifestanti. Secondo fonti governative, più di 900 persone sono state prese in custodia, in più di 90 manifestazioni in 48 province. Anche il critico, linguista e filosofo statunitense Noam Chomsky ha dato il proprio sostegno al movimento, che si è definito come un chapuller, dal termine turco “çapulcu” (tradotto approssimativamente con “ladro”, “saccheggiatore” o “vagabondo”) usato dal Primo ministro Erdoğan per stigmatizzare in maniera spregiativa i manifestanti. Anche Cem Boyner, Presidente del Boyner Group, ha fornito il proprio sostegno al movimento.

 

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Proteste in Turchia 2013

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Intervista a Kate Cullen, la donna in nero di Gezi Park