Dicembre 2015


12.dicembre

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Rivoluzione Zafferano 

Con il termine “Rivoluzione Zafferano” si è soliti designare le manifestazioni anti-governative che hanno coinvolto la Birmania a partire dal 18 settembre 2007. La protesta, condotta con metodi nonviolenti soprattutto dai monaci buddisti e da attivisti dell’opposizione democratica, ispirati dalla dissidente e premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, aveva lo scopo di obbligare la giunta dittatoriale al potere ad un’apertura democratica ed al rispetto dei diritti umani. Il movimento si è ispirato anche all’insegnamento di Thich Nhat Hanh che nel 1964, durante la guerra del Vietnam, ha dato vita al movimento di resistenza nonviolenta dei “Piccoli Corpi di Pace”. Le proteste, talvolta soffocate dalla giunta militare con arresti e minacce, hanno ottenuto il sostegno unanime della stampa e della politica occidentale, ed hanno coinvolto l’opinione pubblica protagonista di sit-in in molte capitali.

Il termine Rivoluzione Zafferano è un richiamo alle Rivoluzioni colorate, serie di proteste nonviolente che hanno caratterizzato alcuni stati post-sovietici. Il colore Zafferano è stato scelto in riferimento alle vesti dei monaci che hanno condotto la protesta. La Rivoluzione Zafferano ha in comune con le rivoluzioni colorate le richieste di democrazia e la forma nonviolenta, ispirata anche agli scritti gi Gene Sharp tradotti in birmano ed in cinque dialetti locali.

L’organizzazione di una opposizione democratica in Birmania si è rivelata difficoltosa, visto l’uso del terrore, della tortura, di intimidazioni e di censura, operato della giunta militare. Tuttavia gli sforzi degli attivisti pro-democrazia sono stati sostenuti attivamente dall’occidente e da diverse organizzazioni non governative.

I monaci protestavano pregando e cantando: chiedendo il taglio del prezzo della benzina, la riconciliazione nazionale e la liberazione di tutti i membri dell’opposizione agli arresti. L’esercito subì numerosi casi di diserzione, dato che alcuni reparti dell’esercito si erano rifiutati di reprimere le marce dei bonzi durante le proteste. L’esercito birmano avrebbe arruolato nelle sue fila anche soldati-bambini e al di sotto dei dieci anni, anche comprandoli. Gli acquisti venivano perpetrati con minacce ai danni delle famiglie più povere, che erano costrette ad abbandonare i propri figli sotto la minaccia dell’arresto. Tutto ciò ha suscitato le dure reazioni delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti dell’infanzia. La manifestazione aveva mobilitato l’intero Paese e ha portato in piazza per diversi giorni circa 300mila persone.

 

 

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