Aprile 2015


04.aprile

Calendario|Gennaio | Febbraio | Marzo | Aprile | Maggio | Giugno | Luglio | Agosto | Settembre | Ottobre | Novembre | Dicembre

 

Israele-Palestina: non solo lotta armata 

 

Non sembrerebbe, ma la lotta armata che oppone palestinesi e israeliani, non ha costituito nei decenni l’unica categoria di “confronto” tra i due soggetti. Ci sono i pacifisti veri, quelli che credono che la nonviolenza sia l’unico modo di risolvere i conflitti. Per fare alcuni esempi tra tanti, Neve Shalom Wāħat as-Salām è un villaggio cooperativo abitato da arabi palestinesi ed ebrei israeliani, fondato da Bruno Hussar nel 1972 a ovest di Gerusalemme, per dimostrare che è possibile la coesistenza pacifica tra le due etnie sulla base di una mutua accettazione. Molti arrivano a una scelta di nonviolenza in seguito a esperienze di vita esattamente opposte, come militanti palestinesi e soldati israeliani. È il caso di Combatants for Peace, la cui principale attività consiste nell’educare i giovani, usando se stessi come esempi da non seguire e, in Israele, di Refusal to serve in the IDFR, un fenomeno sociale in cui i cittadini si rifiutano di prestare servizio nelle Forze di Difesa Israeliane, disobbedendo agli ordini per motivi di pacifismo, antimilitarismo, filosofia religiosa o disaccordo politico. La difesa del diritto all’istruzione viene considerata tra le priorità per l’edificazione della pace. Il Comitato Popolare delle colline a sud di Hebron, attraverso l’esercizio quotidiano di azioni nonviolente, riesce ad ottenere piccoli ma significativi risultati: salvare la costruzione di un asilo o costruire tende per proteggere gli scolari. Young Against Settlements organizza campagne e manifestazioni di protesta contro la confisca delle terre in Palestina. Nel 2003 il fondatore, assieme ad altri quattromila studenti ha riaperto coraggiosamente le porte dell’Università contro il volere dell’esercito israeliano, il risultato è stato enorme. Ci sono anche i movimenti ambientalisti e poi attivisti stranieri che sposano la causa israelo-palestinese anche a costo della propria vita come Rachel Corrie e Vittorio Arrigoni. Un grande contributo proviene dalle chiese cristiane di varia confessione, ognuna delle quali sostiene un progetto di pace. E poi c’è il MIR (IFOR.org) che fin dal 1975 informa i propri partecipanti circa la natura del conflitto e promuove la riconciliazione tra le persone. Questo sforzo si inserisce nel quadro di resistenza a tutte le forme di militarismo, razzismo e ingiustizia economica attraverso la creazione di un sostegno internazionale per la risoluzione nonviolenta dei conflitti. L’IFOR (MIR) è inoltre presente con le proprie sezioni nazionali e con diversi centri per la Pace, sia in Palestina che in Israele.

youtube-logo
palestinian NV
mennonite cpt
 unicef NV
pdf_icon 

La resistenza nonviolenta palestinese schede archivio disarmo

La resistenza popolare nonviolenta in palestina assopace

 

wikipedia-logo

 

 

 

film: Budrus


weblink

 

Budrus website

Attenzione alla nonviolenza in Palestina  Julia Bacha

comitati popolari palestinesi Assopace

Mustafa Barghouthi: “La protesta nonviolenta può liberare la Palestina” Osservatorio Iraq e Medio Oriente

Palestina, i giovani e la nonviolenza Issa Amro Atlanteguerre.it 

Cisgiordania, i villaggi della nonviolenza Pressenza 

Quegli israeliani che dicono “no” alla leva militare obbligatoria  Pressenza

 Raccontare la resistenza popolare nonviolenta  Pressenza

 

New_Book-icon

 

 

 

Gaza restiamo umani Vittorio Arrigoni

Gaza Beach rete CCP

Verso Gaza Freedom Flottilla 

Un parroco all’inferno Nandino Capovilla