Quali sono i prossimi obiettivi di chi s’impegna per la Pace oggi?


Quali sono i prossimi obiettivi di chi s’impegna per la Pace oggi?

A fronte della ratifica del trattato per il bando delle armi nucleari si profilano diverse minacce che vanno dall’affermarsi, in Italia e in Europa, di politiche e movimenti populisti – apertamente xenofobi, razzisti ed antieuropeisti –, all’aggressione mediatica e giudiziaria contro le ONG che operano nella ricerca e soccorso in mare e nell’accoglienza; alle guerre che insanguinano i paesi rivieraschi del Mediterraneo e più in generale del Medio Oriente. Conflitti questi che vedono un crescente coinvolgimento del nostro paese – se non in armi, o in quanto produttori di armi (come quelle che inviamo in Yemen), o come alleato Nato – sempre più coinvolto nella logistica della proiezione dei raid USA e anglo-francesi. Coinvolgimento che si rende concreto nell’impiego delle basi della Sicilia, di Aviano, di Ghedi e nell’impiego delle altre basi disseminate del nostro paese.

Oggi, dunque, quali sono gli strumenti di cui disponiamo?

Sono adeguati?

Sono obsoleti?

Le dimensioni delle nostre realtà associative sono adeguate a fronteggiare tali situazioni? Temo di no. Se analizziamo i nostri punti di forza e di debolezza, certamente troveremo inadeguate quelle associazioni di poche decine di persone, che, talvolta, s’imbattono persino in una incomprensibile mistica delle proprie “piccole” dimensioni.

Nello stesso tempo dobbiamo considerare l’esistenza di molte realtà associative ben strutturate e riconosciute dalle comunità locali, ma spesso prigioniere di logiche competitive e leaderismi che mal si conciliano con gli obiettivi dichiarati e che non tendono a collaborare.

L’esperienza della Consulta per la Pace, la costruzione di iniziative – di più ampio respiro rispetto a quello cittadino – avviate con l’ANCI; la cooperazione in abito diocesano ed ecumenico, hanno invece insegnato al MIR Palermo l’importanza della valorizzazione dell’agire in rete, che può costituire la vera risorsa di cui disponiamo per il raggiungimento dei prossimi obiettivi e per il sostegno alle iniziative di promozione di Pace che si oppongono alla logica di guerra.

Saremo quindi interrogati sull’opportunità di sviluppare un Network della Nonviolenza: una possibile collaborazione orizzontale tra le realtà diffuse, lavorando insieme per la costruzione di obiettivi comuni.

Cooperazione, ben diversa dalle logiche delle esperienze fin ora conosciute, volte all’auto-legittimazione di figure di vertice, che, progressivamente, soppiantano il libero confronto tra le realtà, sostituendo i momenti d’incontro con mere trasmissioni delle comunicazioni da centro a periferia.

Essere adeguati ai crescenti compiti che ci attendono, significa uscire dai propri ambiti ristretti e incontrare chi c’è vicino.

Sermig, Saveriani, Comboniani, Chiama l’Africa, Beati i costruttori di Pace, Addiopizzo, Disarmisti Esigenti, sono realtà di Pace presenti nelle nostre città. Ora, mi chiedo, chi voglia avvicinarsi ai temi della Pace e della Nonviolenza nelle nostre città, con chi dovrebbe interloquire? Con i nostri piccoli gruppi? Difficile!

Per agire da rete dovemmo intanto uscire dal “benaltrismo”, che negli anni ci ha portato a brillare per distinguo più che per consensi: distinguo sulla Perugia Assisi, sulle figure storiche di riferimento, distinguo sulle stesse bandiere della Pace!

È proprio quando siamo riusciti a uscire da queste logiche, che siamo riusciti a realizzare esperienze considerevoli: dalle stesse Perugia-Assisi, all’Arena di Pace, alla campagna per l’Obiezione alle Spese Militari, alla famosissima manifestazione nazionale contro la guerra in Iraq del 2003.

Appunto le Perugia-Assisi e la seconda Marcia Mondiale della Nonviolenza, possono essere occasioni per la costituzione di un Network della Nonviolenza.

Ricostruire questi rapporti ci offrirà un’ulteriore opportunità: la costruzione di relazioni dirette tra i network nazionali e quelli internazionali (per es. tanto l’IFOR, quanto la WRI).

Il MIR può essere questa rete?

Può promuovere tale Network?

Può esserne parte?

Sarebbe auspicabile che la scelta di quest’opzione sia ampia e condivisa; in funzione di una scelta ponderata e realistica, siamo pronti ad un superamento dell’adesione individuale?

Perché non riconoscere formalmente al nostro interno le diverse realtà locali che abbiamo contribuito a costruire e a far crescere?

Se in una città i nonviolenti sono conosciuti per la presenza di una Casa della Pace, di un Centro Sociale o di un Centro Studi, perché queste realtà non dovrebbero essere formalmente rappresentati nella vita associativa del MIR?

La sinergia tra queste realtà strutturate potrebbe quindi dare lo slancio necessario alla proposta nonviolenta.

L’esperienza della Rete Lilliput, che abbiamo contribuito non poco a costruire, ci insegna che il progressivo declino delle sue capacità d’iniziativa e di proposta, è iniziato quando ha preso il sopravvento l’adesione individuale in luogo dell’iniziale tavolo intercampagne (che aveva posto l’esigenza di coordinamento delle concomitanti iniziative del variegato arcipelago delle associazioni e campagne pacifiste).

In seguito, una malintesa applicazione del metodo del consenso, ha portato al costituirsi di una élite auto-selezionata che si è proposta come segreteria nazionale della rete e che in ultimo ha portato alla dissoluzione dell’esperienza per conflitti interni, per l’emergere di ambizioni professionali o di aspirazioni di reddito in luogo dell’originario spirito di gratuità del volontariato.

Sono dinamiche che ben conosciamo, negazione della storia più autentica della Nonviolenza.

Impariamo quindi dalla consapevolezza dei limiti del passato, ma soprattutto organizziamoci in funzione dei crescenti compiti che ci attendono in futuro!

Francesco Lo Cascio

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