Fra testimonianza, dialogo e rapporto diretto con i partiti La nonviolenza è un’aggiunta o una proposta autonoma?


Un contributo attuale anche dopo 10 anni…

Paolo Predieri (A.N. 2007)

© Vita.it

Il tempo dell’aggiunta nonviolenta che molti di noi hanno tentato di portare in organizzazioni politiche varie, senza produrre risultati duraturi nel tempo, sembra ormai superato. La nonviolenza si può presentare come proposta politica complessiva e non da oggi, basti pensare alle proposte del Man (Movimento per l’Alternativa Nonviolenta, Francia) del 1976 (“Una nonviolenza politica”…).
Ci scontriamo però con due realtà quasi insormontabili: un sistema politico sempre più lontano ed estraneo alle prospettive nonviolente e una dimensione nostra (in termini di “numeri” nudi e crudi) che resta insignificante per avere voce in un sistema politico del genere. La risposta di Fassino alla richiesta di confronto sulle proposte programmatiche del Mir-Mn prima delle ultime elezioni (“…ma voi quanti siete?…) è emblematica.
Esistono però diverse esperienze in cui i gruppi locali Mir-Mn hanno realizzato qualcosa di più dell’aggiunta e mi sembrerebbe importante, oltre al ricordo, poterle analizzare per capire cosa hanno rappresentato, dove sono andate a finire e cosa ci possono indicare oggi.
Presenze nonviolente di base
In alcuni casi è accaduto che un gruppo locale ben radicato e protagonista di attività con largo coinvolgimento, per un certo tempo sia stato riferimento dei nostri movimenti: il MIR di Ostia, nato sulle lotte popolari dell’Acquedotto Felice, il Servizio Cristiano di Riesi, la Comunità del S.Cuore di Foggia che diventa prima sede Mir e poi Mn, la Cooperativa La Collina a Reggio Emilia, sede Mir. In questi casi non si è mai trovato un giusto equilibrio nei rapporti fra realtà locali che in alcuni casi numericamente potevano avere dimensioni anche superiori alle nostre assemblee nazionali, perdendo presto queste partecipazioni che, dopo un primo periodo di entusiasmo, passavano a cercare il collegamento con realtà nazionali “più serie”.
In altri casi, piccoli gruppi del Mir e del Mn hanno saputo realizzare una presenza significativa, riconosciuta dalle istituzioni, dall’associazionismo, dagli organi di informazione, ottenendo un buon impatto sulla cittadinanza e realizzando fatti concreti. A Brescia e in Val Seriana sulle speculazioni edilizie, a Canale (CN) sugli anziani e gli asili nido, a Desenzano (BS), Casalecchio (BO) e Salerno sull’urbanistica e il verde pubblico, a Martellago (VE) sulla salvaguardia dell’ambiente naturale, a Bolzano per migliorare i rapporti fra i vari gruppi etnici. Alcuni gruppi locali in alcuni periodi hanno avuto capacità di coinvolgimento e dialogo con gruppi affini, raggiungendo numeri di persone oggi impensabili (riunioni regolari con 40 persone e rotazione di centinaia …) come è successo ad esempio fra gli anni settanta e ottanta al Mn di Verona, al Mir di Verona e Padova, al Mir di Parma.
La nonviolenza al governo…
I casi in cui militanti e iscritti ai nostri movimenti si sono trovati a governare una realtà locale non sono pochissimi. C’è una realtà dove il gruppo locale del Movimento Nonviolento è stato la base della lista che ha vinto le elezioni comunali esprimendo un Sindaco e un’intera giunta di formazione nonviolenta: è successo negli anni settanta a Condove (TO). Altri Sindaci del Mn ? Io ricordo Renato Fiorelli a Moraro (GO) e Mariano Cattrini a Domodossola (VB). Alcuni vice-sindaci: Gino Scarsi a Canale (CN) dove il Mir-Mn negli anni ottanta era una forza politica più rilevante dei partiti tradizionali e Luciano Benini a Fano. Poi abbiamo avuto diversi Assessori, sia a livello comunale, ma anche a livello regionale, per non parlare dei consiglieri che sono stati sicuramente un numero interessante e distribuito in giro per tutta l’Italia, dalla Val d’Aosta al sud. Più raro e controverso il discorso sul Parlamento: deputati e senatori “nostri” sono stati pochi e a volte difficilmente identificabili. Fra gli “iscritti” a Mir o Mn c’erano Rutelli, Pannella e Mattioli: ma erano da considerare davvero “nostri”…? Se parliamo invece di Tullio Vinay, Alex Langer, Michele Boato, Tiziana Valpiana, Lidia Menapace e anche Giancarlo Salvoldi, saremo forse un po’ più d’accordo. Momenti di nonviolenza amplificata
Sono svariati i periodi politici e i momenti specifici in cui ci siamo trovati a dialogare o a coinvolgere numeri di persone nettamente superiori ai nostri soliti. Un piccolo elenco di esempi disomogenei, solo per avere qualche idea:
La lotta antinucleare, soprattutto nella prima fase (1976-1980): le prime manifestazioni, il primo convegno a Verona, il campeggio antinucleare a Montalto di Castro, la produzione dei primi materiali (Sillabario, rivista Wise, audiovisivi e quaderni Spie), l’obiettivo del nuovo modello di sviluppo e l’attenzione alla connessione fra nucleare civile e militare, partivano dall’area nonviolenta;
Lo sviluppo del servizio civile per gli obiettori di coscienza, con oltre 500 obiettori passati per le sedi Mir e poi anche al Mn, i corsi di formazione gestiti dalle nostre sedi che hanno coinvolto circa 1000 obiettori, la promozione del primo coordinamento di Enti di servizio civile, il Cesc;
La formulazione (Mir di Napoli) della legge che consentiva ai giovani di leva delle zone terremotate della Campania e Basilicata nel 1980 di scegliere il servizio civile nella ricostruzione invece del militare, scelta poi decisa da oltre 40 mila ragazzi!
L’assemblea su “La società desiderabile” con Ivan Illich a Bologna nel 1980, con oltre 1000 persone;
La Campagna di obiezione alle spese militari che ha raggiunto nell’anno di punta 10000 aderenti;
La marcia Perugia-Assisi per la nonviolenza del 2000, che ha visto circa 5000 partecipanti.
Tentativi di riflessione e organizzazione
Non sono gli unici, ma in due momenti particolari abbiamo tentato in modo strutturato di lavorare sull’aspetto politico. Negli anni ottanta con il progetto “Apax-assise nazionale della nonviolenza” che ha suscitato assemblee regionali di gruppi e associazioni in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana e organizzato due ottimi convegni nazionali: “Nonviolenza e mondo del lavoro” a Viareggio e “Per un nuovo modello di sviluppo” a Cesena, senza però riuscire ad arrivare all’Assise Nazionale che avrebbe dovuto formulare un vero e proprio programma politico nonviolento. Negli anni novanta è stata la volta della “Costituente nonviolenta” che aveva come obiettivo la costruzione di un rapporto stabile sugli obiettivi della nonviolenza fra l’associazionismo di base e le persone elette ai vari livelli (locale, regionale, nazionale). Anche qui alcuni convegni e seminari, tentativi di avvio di commissioni miste (rappresentanti di associazioni e persone “elette” nelle istituzioni) sia locali che nazionali, poi il graduale esaurimento sia delle azioni intraprese, sia degli obiettivi intravisti.
…e adesso ?
I miei ricordi sono ovviamente parziali e datati: sicuramente il patrimonio politico di Mir e Mn è superiore a quanto ho messo insieme, perciò appare evidente il potenziale messo in moto per lunghi periodi e in svariate realtà. Su ogni singola storia si possono conoscere o trovare spiegazioni, ma è mancata una riflessione strategica generale basata su tutto quello che è accaduto. E’ stato proposto in altre occasioni di ricostruire questo patrimonio, prima di tutto a livello di conoscenza e poi a livello di analisi su come si sono costruite certe realtà e, nei casi in cui si sono concluse, per capire cosa è successo, cosa è rimasto o dov’è andato a finire. In pratica però non siamo riusciti a lavorarci su con continuità: troppo difficile e, sul momento, non produttivo rincorrere persone in giro per l’Italia per recuperare faticosamente notizie e risposte non sempre immediatamente utili.
Che fare ? Prima di ritornare alle delusioni dell’aggiunta nonviolenta di vecchio tipo e prima di abbandonare (perché irrealizzabile nei fatti ?!) la prospettiva di una politica nonviolenta specifica, varrebbe la pena di provare a lavorarci su, magari utilizzando strumenti e persone che potrebbero essere interessate e disponibili.
Tesi di laurea proposte da docenti universitari collegati all’area nonviolenta ? Un bel progetto specifico per i giovani e le giovani del servizio civile ? Altro ancora, magari coordinato da qualcuno individuato nei nostri Comitati di coordinamento o Consigli nazionali?
Dopo il seminario di Verona sembrerebbe davvero opportuno non far cadere il discorso…

 

fonte: http://www.azionenonviolenta.it/azione-nonviolenta-marzo-2007/

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