12ma Giornata del Creato, incontro MIR presso il santuario di Altavilla Milicia (PA)


 Siamo viaggiatori; “Viaggiatori sulla terra di Dio”; viaggiatori nella fede; viaggiatori di fede.

Come ogni anno molti fedeli percorrono 3,6 km per arrivare alla vetta di un monte sulla quale è presente un santuario costruito nella roccia intorno al XVII secolo. Il santuario è dedicato alla santa patrona della città di Palermo, Santa Rosalia, che nel 1611 debellò la peste nella città di Palermo; le ossa della santa furono portate in processione per tutta la città. Questo miracolo diede inizio ad una serie di devozioni e richieste miracolose da parte dei fedeli che permisero a Rosalia di diventare patrona di Palermo. Il 4 settembre di ogni anno molti fedeli salgono a piedi sulla vetta di Monte Pellegrino, fino ad arrivare al santuario in cui verrà celebrata la funzione liturgica.

Il “salire” è strettamente collegato all’ascensione, questo determina una consacrazione del luogo; il monte nella concezione delle religioni primitive rappresenta il luogo in cui risiede o in cui si può incontrare il divino. Uno degli esempi più lampanti ci viene offerto dalla mitologia greca: il luogo dove dimoravano le divinità elleniche era il monte Olimpo. Il monte non è l’unico posto in cui il fedele può ascendere verso il divino, i riti e i miti di ascensione prendono in riferimento anche scale, ponti, alberi che rimandano al concetto teologico di salita.

Possiamo rintracciare due elementi che caratterizzano il salire: nel primo elemento l’uomo può raggiungere il divino e mettersi in contatto con lui; il secondo elemento, che riguarda in modo particolare il monte, è legato all’espiazione che il fedele compie durante il tragitto per arrivare alla cima. “L’acchianata” di Santa Rosalia, così chiamata in dialetto palermitano, ci può aiutare a comprendere meglio questo secondo elemento. La salita al monte rigorosamente a piedi è un sacrificio che il fedele compie presentandolo a Dio, una volta arrivati in cima è prassi chiedere alla Santa di intercedere presso Dio per ottenere una “grazia”. Un parallelismo molto significativo, a questa pratica locale, è il tragitto che Gesù compie prima di arrivare al Golgota, in questo caso Gesù prende su di sé tutti i nostri peccati e li porta verso il luogo più alto della città, ovvero il Golgota luogo in cui verrà crocifisso. L’elemento dell’espiazione è ben espresso in questo momento della vita di Gesù.

“Il salire al monte” non è soltanto una pratica esclusiva della religione cattolica; moltissime altre religioni, sia monoteiste che politeiste, conservano questi riti di ascensione tramutandoli in ricorrenze religiose fisse e fondamentali.

Uno dei cinque pilastri dell’islam è “il pellegrinaggio” (Hağğ) ed in questo periodo molti fedeli si mettono in viaggio per andare al grande santuario della mecca dove al suo interno vi è la Ka’ba che contiene la Pietra Santa. Anche se fisicamente questo luogo non è geograficamente posto in rilievo, nella concezione islamica considera la Mecca come il centro del mondo e quindi a livello di fede è il luogo più alto. Il secondo giorno del pellegrinaggio i fedeli salgono su una pianura ai piedi del monte Araf, in questo luogo verrà offerto un sacrificio ad Allah. Il salire su una zona pianeggiante è una vera e propria ascensione verso il divino, inoltre il luogo del sacrificio rituale è posto al di sotto del monte stesso.

Nella religione induista è molto presente l’idea di spazio sacro, come «terra del merito», luogo legato alla moltitudine degli aspetti della Grande Madre. Il monte assume una rilevanza importante essendo luogo in cui la madre risiede, per questa ragione molti santuari sonno collocati sulla cima dei monti. Inoltre nella tradizione mitica indiana (Rgveda X,14, I), Yama, identificato come il primo defunto, ha «percorso le alte gole dei monti per mostrale la strada a molti uomini», dato che il sole tramonta sempre oltre le montagne e quindi, per la tradizione induista, la strada verso l’altro mondo deve passare da lì.

La tradizione biblica ebraica presenta tanti riferimenti legati all’ascensione verso un monte considerato Santo. Lampanti sono gli esempi del sacrificio che Dio richiese ad Abramo del suo unico figlio primogenito su monte Moriah (Gen 22, 1-18) e il dono delle tavole della legge da parte di Dio a Mosè sul monte Sinai (Es 19-20).

Da diversi anni anche la comunità cattolica Tamil di Palermo prende parte alla salita verso il santuario di Santa Rosalia e non solo il 4 settembre ma anche ogni domenica. Per i Tamil questa pratica religiosa non è così inconsueta se si considera che in Sri Lanka è presente un santuario cristiano di “Nostra Signora di Madhu. Ogni fedele di religione Induista, Buddhista e cristiana (Tamil) si recano al santuario salendo il monte a piedi in segno di devozione.

Il monte, come abbiamo appena visto, è un luogo essenziale e necessario per mettere in rapporto l’uomo con la divinità. Analizziamo da un punto di vista antropologico in chiave religiosa quale sono le caratteristiche del monte comuni alla maggioranza delle religioni antiche e moderne.

Il grande antropologo e storico delle religioni Mircea Eliade, nel suo libro trattato di storia delle religioni, definisce il monte come luogo che assume una particolare valenza per la sua vicinanza al cielo. Il cielo nelle religioni che possiedono un simbolismo celeste ha un significato molto particolare: il divino si manifesta, attraverso quella che Eliade definisce come ierofania (designa la manifestazione del sacro in qualunque oggetto, persona o luogo nel corso della storia dell’umanità, così da rimandare ad una realtà del tutto diversa rispetto a quella “del nostro mondo”), nel cielo; il monte è il luogo di relazione diretta con la divinità uranica. Questa vicinanza al Cielo, conferisce alla montagna una doppia sacralità: da un lato partecipa al simbolismo spaziale della trascendenza («Alto», «Verticale», «Supremo»), dall’altro segna il dominio delle ierofanie atmosferiche per eccellenza, diventando dimora del divino. Tutte le mitologie hanno una montagna sacra (es. Olimpo); tutti gli dei hanno un culto sulle alture. Innumerevoli sono le valenze simboliche e religiose dei monti. La montagna spesso è considerata come punto di incontro fra il cielo e la terra, quindi come “centro del mondo”, punto per il quale passa l’asse della terra. Oltre alla Ka’ba islamica ( collocata proprio al di sotto della stella polare, mostrando che l’edificio si trova esattamente al disopra del centro del cielo) possiamo ritrovare nelle altre religioni tantissimi esempi di monti che simboleggiano questo punto di incontro fra cielo e terra: in Mesopotamia il «Monte dei Paesi» unisce il cielo e la terra, e il Monte Meru della mitologia indiana si erge al centro del mondo, dato che si trova, anch’esso, al di sotto della stella polare; anche i popoli Uralo-altaici (popolo dell’Europa settentrionale e orientale, dell’Asia settentrionale e orientale che include le lingue altaiche, turco mongolo, kazaco, usbeco, manciù, e le lingue uraliche, ungherese, finlandese, estone) conoscono un monte centrale, Sumbur, in cima al quale è sospesa la stella polare; il monte Haraberezaiti nelle credenze iraniche è posizionato al centro della terra ed è collegato con il cielo; infine, il monte Himingbjӧrg è considerato un monte celeste che mette in relazione il cielo con la terra.

Il «monte», in quanto punto di incontro fra cielo e terra, si trova al «centro del mondo» ed è sicuramente il punto più alto della terra. I luoghi consacrati, «luoghi santi», sono parificati alle montagne e diventano esse stesse «centri»: i luoghi santificati sono considerati come le zone più alte della terra al pari delle montagne, divenendo così “magicamente” la cima del monte cosmico. I monti Tabor e Gerizim in Palestina sono anche essi definiti «centri» e la Palestina, considerata come luogo più alto del mondo in quanto «terra santa», non venne raggiunta dal diluvio. Il Golgota per i cristiani si trova al centro del mondo, perché è la cima della montagna cosmica e luogo dove Adamo fu creato e sepolto. La Ka’ba islamica rientra anche in questa prospettiva essendo il luogo più alto della terra dato che la stella polare dimostra che si trova esattamente al centro del cielo.

Elemento importante che valorizza la funzione della montagna come spazio sacro è il «centro». Tale simbolismo si manifesta in tre fattori complessi e complementari: 1. Nel centro del mondo sta la «Montagna sacra» (o è realmente un monte o un luogo considerato come tale), dove vi si incontra il cielo e la terra; 2. Ogni tempio o palazzo, e per estensione ogni città sacra, sono assimilabili a una «Montagna sacra», e quindi promossi a «centro»; 3. Ogni tempio o città sacra, considerati come monte santo o centro, sono il punto di congiunzione fra Cielo, Terra e Inferno. Quindi l’elemento «monte», inteso come montagna o centro santo istituito religiosamente tale funzione, nella prospettiva religiosa assume una funzione molto particolare, ovvero collegare la terra e il cielo; oltre ad essere luogo in cui risiede il divino. Per quanto riguarda i luoghi sacri che assumono una valenza di «montagna cosmica» essa assume anche la caratteristica di «centro», posto in cui risiede la fede.

Uno degli esempi più lampati offerti dal NT è la trasfigurazione al Monte Tabor di Gesù agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni (Mt 17, 1-8; Mc 9, 2-8; Lc 9, 28-36). In questa occasione Gesù porta i tre discepoli su un monte, sul punto più alto dove il divino e l’umano si incontrano. In questa circostanza il tempio ed il luogo dove risiede il divino è Gesù stesso. Lui diventa il «centro» del cielo, il punto di contatto tra il divino e l’umano, il tempio santo, la «montagna cosmica», posto in cui risiede la fede.

I miti e i riti di ascensione utilizzano la simbologia di monti, scale e alberi come punto di contatto fra la terra ed il cielo. Questa simbologia è entrata in uso grazie al passaggio da una manifestazione del divino negli elementi terreni a quelli celesti. L’elemento con cui il divino preferisce manifestarsi è l’elemento del vento. Il libro dei re (1re 19) attesta questa ierofania uranica della divinità sostenendo che JHVH non si trovi né nel terremoto, né nel fuoco, ma nel vento leggero percepito da Elia su di un monte. Il simbolismo del monte ha una valenza se si considera in questa ottica di manifestazione uranica del divino. Il fedele considera i monti e i luoghi santi come punti alti che mettono in relazione l’umano con il divino perché è convinto che Dio si manifesta nel cielo e che il cielo sia il luogo più alto in cui la fede raggiunge la sua pienezza. Il cristianesimo, l’Ebraismo, l’induismo, l’Islamismo sono religioni che prediligono una manifestazione uranica di Dio e contengono in sé miti e riti di ascensione per entrare meglio in contatto con la divinità. In questa prospettiva la salita al monte assume un significato importante e concreto.

 

Antonino Falcone

 

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