Il prete che si ribellò alla guerra: Daniel Barrigan


http://www.nytimes.com/2016/05/01/nyregion/daniel-j-berrigan-defiant-priest-who-preached-pacifism-dies-at-94.html

Osservatore Romano:

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· È morto il gesuita Daniel J. Berrigan · Il prete che si ribellò alla guerra

Il «prete che predicò il pacifismo». Così «The New York Times» ricorda la figura del gesuita Daniel J. Berrigan, morto sabato a quasi 95 anni. Poeta e drammaturgo — per questa sua attività ricevette anche importanti riconoscimenti — padre Berrigan ha avuto soprattutto grande notorietà tra gli anni Sessanta e Ottanta dello scorso secolo per le sue coraggiose, ferme e talvolta anche clamorose proteste contro la guerra degli Stati Uniti in Vietnam e successivamente contro ogni altra forma di violenza.

Padre Berrigan durante una manifestazione pacifista per le strade di New York nel 1982

Tanto che il settimanale «Time» nel 1971 dedicò a lui e al fratello Philip — anche egli sacerdote e protagonista di azioni di protesta contro la guerra — una delle sue celebri copertine definendolo come un «prete ribelle».

In effetti, molte delle sue azioni di «disobbedienza civile» furono davvero poco usuali, soprattutto per lo spirito dell’epoca. Grande clamore suscitò in particolare una sua operazione nel pieno della campagna contro la guerra in Vietnam. Era il 17 maggio 1968 e il gesuita, assieme al fratello e altri sette pacifisti, raggiunse il Centro per il reclutamento di Catonsville, presso Baltimora, riuscendo a distruggere i documenti per la chiamata alle armi dei soldati. Un’azione che lo costrinse a vivere in clandestinità (il suo nome figurava tra i dieci latitanti più ricercati del Paese) e poi a subire un processo e a scontare due anni di carcere. «Manifestazioni così plateali contro la guerra e di critica radicale all’imperialismo americano — ha scritto Francesco Pistocchini sul numero dell’ ottobre 2009 della rivista dei gesuiti “Popoli” — possono creare problemi ai superiori, ma il padre generale della Compagnia, Pedro Arrupe, che conosce gli effetti della bomba atomica per avere vissuto a Hiroshima, gli fa visita nel carcere federale di Danbury». Anche perché, come commenterà padre Berrigan, quarant’anni dopo quei fatti, «il bene va fatto in quanto bene, non perché porta da qualche parte. Non sono mai stato molto interessato alle conseguenze, ma a cercare di fare il bene in modo umano e non violento».

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