MEDITERRANEO, UN MARE DI CONFLITTI E DI SPERANZE


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Il dibattito politico di questi giorni pone in vista l’intolleranza xenofoba del nord leghista e dei neofascisti della Capitale e del resto d’Italia. In questo frangente quale può essere quindi il ruolo e il contributo del MIR?

Puntualizzerei per prima cosa il fatto che il MIR in Europa è anche la prosecuzione dell’impegno cristiano, nonviolento, solidale ed antirazzista di André Trocmé [1]e del suo Collége Lyceé Cévenol[2], oltre che della lotta nonviolenta per i diritti civili del Pastore M.L. King e di M.K. Gandhi: Lampedusa, la Sicilia ma anche Roma, Padova, Vicenza, Torino ed Aosta sono al centro della regione euro-mediterranea, laddove i danni su una delle sue sponde si riverberano anche sull’altra e quindi, inevitabilmente, su tutta la Penisola.

Siamo pertanto chiamati all’accoglienza e all’impegno per i diritti per tutti.

I responsabili di tale impegno non si configurano dunque come una o più piccole associazioni, ma nell’ottica del nostro statuto originario[3] questi non possono che coincidere con le Chiese e le diverse Fedi che da sempre si distinguono per il peculiare impegno sul fronte della Giustizia, la Pace e l’Integrità del Creato – verso le quali, come nonviolenti, dovremmo maggiormente metterci a disposizione, coadiuvati dalle nostre specifiche competenze e dai nostri contatti.

Negli anni, attraverso i continenti (e ben prima di Gene Sharp), le esperienze migliori e più incisive del MIR/IFOR di Jean e Hildegard Goss non sono state che gli interventi di formazione e promozione dei diritti umani attraverso la nonviolenza, presso le Chiese e le comunità religiose, che vivono nelle realtà di maggiore conflitto. Vocazione testimoniata in Italia dalla stessa esperienza di Amnesty, che ha origine proprio nel MIR.

Forse è arrivato il momento di confermare e sfruttare al meglio questo nostro patrimonio.

L’assemblea di Palermo del MIR italiano può quindi essere l’occasione per riorientare il nostro sguardo ai temi della stretta relazione tra Nonviolenza e del Mediterraneo.

Sì, riorientare il contributo del MIR a partire dalla collocazione geopolitica dell’Italia all’interno di un mare di conflitti e di speranze.

Abbiamo già scritto in materia e rimandiamo a questo precedente contributo[4], ora vorremmo suggerire alcune possibili concretizzazioni operative.

In questi anni a venire, caratterizzati da una crescente agevolazione delle comunicazioni, grazie ai social media, il MIR italiano potrebbe rivolgersi a una platea europea e non soltanto locale o nazionale, proponendo lo scambi di ospitalità, gemellaggi, opportunità di servizio civile legato ai progetti europei di SVE, creando le condizioni perché si instaurino maggiori rapporti con le realtà dell’IFOR, senza più delegare le relazioni internazionali del movimento, fin ora percepite unicamente quale onerosa voce di spesa di un esiguo bilancio nazionale.

Guardando alle migliori esperienze dell’IFOR europeo ( Francia, Inghilterra, Germania, Austria, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, etc.)[5] ed ai loro progetti che meglio riescono a coinvolgere giovani energie, facendo un veloce brainstorm sulle iniziative possibili vengono quindi in mente alcuni spunti:

  1. Il sostegno alle Chiese in aree di conflitto (es. il Vescovo francescano di Tripoli, il passato impegno per i Caldei di Baghdad, per il Congo, il Sierra Leone, il Madagascar, L’Ucraina, l’ex Jugoslavia, il Kossovo);
  2. Un possibile campo a Lampedusa in collaborazione con la locale parrocchia, che ha ospitato la prima visita fuori Roma di Papa Francesco;
  3. Una collaborazione al progetto “Mediterranean Hope” delle Chiese Valdese e Metodista, finanziato con i fondi dell’8per 1000;
  4. Una collaborazione con “Sea Watch[6]” nave battente bandiera tedesca, per il supporto ai migranti in alto mare, in collaborazione con Medici senza frontiere;
  5. Un possibile gemellaggio e/o campo ( tramite HRYO?) con le associazioni tunisine per la difesa dei diritti umani, paese partner dei progetti youth della UE;
  6. Una delegazione MIR per la Terrasanta, tra le realtà nonviolente ed Ifor Israeliane e palestinesi, analogamente alle iniziative EAPPI [7]del Consiglio ecumenico delle Chiese;
  7. Possibili iniziative di formazione con le PBI o con le Nonviolent Peace Force [8]( CSDC), oppure con i Christian Peace Team[9];
  8. Un possibile gemellaggio tra le branche nazionali dell’IFOR, es. il MIR francese per l’interesse al Maghreb, gli austriaci per le iniziative per il disarmo atomico, gli inglesi per le loro iniziative sui droni e noi, per le nostre iniziative sul Muos;
  9. Possibili gemellaggi con scuole o chiese europee e del M.O., sui temi della Pace della Nonviolenza, dei Diritti Umani.

Non si tratta di un programma, ma l’indicazione di possibili linee d’azione su cui riflettere, per poi meglio formulare le scelte operative che l’assemblea sarà chiamata a deliberare.

Confidando in ulteriori contributi,

Saluti a tutte e a tutti!

Francesco Lo Cascio

vicepresidente MIR Italia

[1] Del MIR Francese, pastore evangelico in Francia durante l’occupazione nazista e poi presidente IFOR. http://fr.wikipedia.org/wiki/André_Trocmé

[2] http://www.collegecevenol.org/index.php/post/2013/02/08/Hommage-a-Andre-et-Magda-Trocme

[3] The 1914 Basis of the Fellowship: That love as revealed and interpreted in the life and death of Jesus Christ, involves more than we have yet seen, that is the only power by which evil can be overcome and the only sufficient basis of human society. That, in order to establish a world-order based on Love, it is incumbent upon those who believe in this principle to accept it fully, both for themselves and in relation to others and to take the risks involved in doing so in a world which does not yet accept it. That therefore, as Christians, we are forbidden to wage war, and that our loyalty to our country, to humanity, to the Church Universal, and to Jesus Christ our Lord and Master, calls us instead to a life-service for the enthronement of Love in personal, commercial and national life. That the Power, Wisdom and Love of God stretch far beyond the limits of our present experience, and that He is ever waiting to break forth into human life in new and larger ways. That since God manifests Himself in the world through men and women, we offer ourselves to His redemptive purpose to be usedby Him in whatever way He may reveal to us. http://www.for.org.uk/who/history/

[4] http://is.gd/IFOReMediterraneo

[5] Francia, http://mirfrance.org/MIR/; Inghilterra, http://www.for.org.uk/ ; Germania https://www.versoehnungsbund.de/; Austria, http://www.versoehnungsbund.at/; Svizzera, http://www.friedenserziehung.ch/; Olanda, http://www.kerkenvrede.nl/; Belgio, http://agirpourlapaix.be/ ; Svezia, http://krf.se/ ; Norvegia, http://www.ifor.no/ .

[6] “Sea wtch” ha incontrato il MIR siciliano nella fase di avvio delle sue operazioni per ferificare possibili collaborazioni. http://www.sea-watch.org/

[7] https://www.eappi.org/ ; https://www.oikoumene.org/en/what-we-do/eappi .

[8] http://www.nonviolentpeaceforce.org/; http://www.pacedifesa.org/ .

[9] http://www.cpt.org/

download: un mare di conflitti e di speranze (pdf)