Cara Europa. Appello di Rebecca Covaciu contro la persecuzione dei Rom in Italia


Si chiama Rebecca Covaciu, è una ragazzina rom di 12 anni, ha una vita di povertà, emarginazione e sofferenza alle spalle.
I giornali hanno parlato di lei come della “piccola Anne Frank del popolo Rom”.

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La famiglia Covaciu abbandonò Arad, in Romania, per fuggire povertà e discriminazione. Ma in Italia ha conosciuto gli effetti devastanti dell’odio razziale. Ha subito un tentato linciaggio da parte di razzisti a Milano; le forze dell’ordine hanno distrutto più volte le baracche costruite da Stelian, papà di Rebecca, mettendo la famiglia in mezzo alla strada. L’aiuto offerto dai membri del Gruppo EveryOne ha evitato che Stelian, sua moglie e i loro quattro bimbi subissero un destino tragico. Ora Rebecca – che non è solo una grande promessa dell’arte europea (promessa che sarà mantenuta solo se la persecuzione razziale in Italia non la ucciderà), ma un angelo di sensibilità, altruismo e bontà – si è incamminata in una “marcia della morte” verso il nulla, con i suoi cari.

Durante la primavera 2007, la famiglia Covaciu ha incontrato gli attivisti del Gruppo EveryOne, che si sono fatti carico delle sue esigenze fondamentali.

Il 24 Aprile 2008, a Milano, una “squadra di protezione” formata da agenti in assetto antisommossa, agli ordini di Gianvalerio Lombardi ha compiuto un’operazione di sgombero nei confronti della comunità di Rom romeni, provenienti da Timisoara, che si era rifugiata in un campo del quartiere Giambellino. Il campo era “abusivo”: numerose famiglie in condizioni di miseria tragiche si erano rifugiate lì per evitare di morire di fame e malattie nella loro città di origine, vivevano in una situazione di segregazione e discriminazione insostenibile. L’azione degli agenti è stata eseguita con metodi brutali. Uomini, donne e nugoli di bambini sono stati costretti a uscire dalle loro baracche, messi in fila come gli ebrei rastrellati dai nazisti durante l’Olocausto e costretti ad assistere alla distruzione del loro piccolo, miserabile mondo.

Le baracche sono state distrutte e date alle fiamme senza che agli occupanti fosse concesso di prelevare i propri pochi beni. Una mamma supplicava gli uomini in divisa: “Per piacere, lasciatemi prendere le copertine per i miei bambini”. Un poliziotto le rispondeva: “Non ti servono a niente, perché adesso, con il nuovo governo, vi rimandiamo tutti in Romania“.

I bambini piangevano, mentre i loro aguzzini li spintonavano e li intimidivano con parole dure, offensive, improntate all’odio razziale. Una delle famiglie cacciate in malo modo dalla squadra era la famiglia Covaciu, il cui capofamiglia è un missionario evangelico, noto presso i Rom di Milano per gli innumerevoli gesti di altruismo compiuti nei riguardi delle famiglie perseguitate.

Sua moglie parla cinque lingue: il romeno, il romanes, il francese, lo spagnolo e l’italiano. Hanno quattro bambini, fra i quali Rebecca Covaciu, di 12 anni, dotata di un notevole talento nel campo delle arti plastiche, tanto che alcuni dei suoi disegni – che documentano la vita dei Rom in Italia – sono stati esposti a Napoli, nel corso della Giornata della Memoria 2008, presso le prestigiose sale dell’Archivio Storico, che li ha acquisiti in permanenza.

Rebecca ha imparato a disegnare e dipingere nelle baracche e sotto i ponti, sviluppando un talento che le ha consentito di vincere il Premio UNICEF 2008 fra centinaia e centinaia di ragazzi di tutte le nazionalità, per il disegno e la pittura legato ai diritti dei Bambini e ha già partecipato a mostre d’arte, con i suoi disegni che raccontano la persecuzione degli ‘zingari’ in Italia. Il premio le è stato consegnato a Genova nell’àmbito del Festival dell’Intercultura “Caffè Shakerato“.

I disegni di Rebecca sono esposti al Museo d’Arte Contemporanea di Hilo (Stato delle Hawaii, U.S.A.), rappresentativi dell’arte dei Rom in Europa e della condizione di emarginazione cui sono costretti. Il direttore del museo Ted Coombs ha scritto: “L’Arte di Rebecca Covaciu pone in rilievo un’infantile innocenza, preziosa nel mondo dell’arte, che si propone solo di colpire l’attenzione. Non è arte per l’arte, ma – piuttosto – arte che esprime la pura voce dell’anima.

Il Museo d’Arte di Hilo sostiene e incoraggia l’arte capace di entrare in comunicazione con l’anima, perché si tratta del messaggio che ci ha consegnato in eredità l’Arte Polinesiana. Gli antenati degli Hawaiani viaggiarono, assumendosi grandi rischi, per essere parte della cultura del nostro mondo: ecco perché siamo orgogliosi di supportare queste meravigliose opere d’arte che provengono dall’altra parte del mondo

Le opere di Rebecca sono state esposte anche nell’àmbito delle mostre del Gruppo internazionale di artisti “Watching The Sky“, fra cui “Psiche Incatenata“, in occasione della Giornata della Memoria 2008, nelle prestigiose sale dell’Archivio Storico del Comune di Napoli. Genova ha attribuito l’importante riconoscimento “Arte e Intercultura – Caffè Shakerato” ai disegni-testimonianza della piccola artista. La serie di opere grafiche “I topi e le stelle” (qui accanto alcune delle opere), ispirata alla sua vita negli insediamenti “abusivi”, sarà esposta a Roma, Napoli e Genova nell’àmbito di una mostra itinerante dedicata ad Arte, infanzia e Diritti dei Popoli.

Nonostante questi suoi meriti, nonostante l’impegno del padre Stelian a cercare un lavoro anche umilissimo in Italia, la famiglia Covaciu era costretta a vivere in una baracca, in mezzo ai topi e ai parassiti, senza acqua potabile né corrente elettrica.

L’hanno sgomberata da edifici abbandonati e perfino da sotto i ponti. “Ci trattano come animali perché non ci conoscono,” ha detto Rebecca dopo aver ricevuto il Premio UNICEF. “Non sanno che cosa vuol dire vivere in mezzo ai topi e ai rifiuti, al freddo, senza cibo. Quando noi bambini chiediamo l’elemosina, dicono che i nostri genitori sono cattivi, perché non sanno che se non ci aiutiamo tutti, fra di noi, moriamo di fame. E’ un brutto mondo per noi ‘zingari”.

Intorno alla famiglia Covaciu, in Italia, è in atto una spaventosa purga etnica che non risparmia alcuna città. Comunità e famiglie vengono braccate sia da ronde di giustizieri, sia dalle forze dell’ordine, che distruggono i loro poveri ripari, bruciano i loro averi e le mettono in mezzo alla strada, senza cibo né assistenza.

Il Gruppo EveryOne ha raccolto centinaia di testimonianze, fra cui quelle di bambini e donne che hanno subito ogni tipo di violenza, dopo essere state private del rifugio di un edificio abbandonato o di una baracca di cartone, legno e lamiera. “Avevamo due bambini piccoli, molto belli,” hanno raccontato fra le lacrime due ragazze Rom romene, “ma quando ci hanno mandate via dalla nostra baracchina non avevamo più niente da dargli da mangiare. I bambini si sono ammalati e tossivano tutta la notte. Serviva un antibiotico, ma nessuno ci aiutava. Sono morti durante la stessa notte“. Non sono casi singoli, ma è la realtà del popolo Rom che vive in Italia, dal nord al sud.

La speranza media di sopravvivenza degli ‘zingari’ in Italia si è abbassata a soli 35 anni, mentre la mortalità dei loro bambini è 15 volte superiore a quella degli altri cittadini. Sono numeri tragici, identici a quelli che caratterizzarono la condizione degli ebrei segregati nel ghetto di Varsavia, luogo simbolo dell’Olocausto.

Il sopravvissuto alla Shoah Piero Terracina, di fronte al martirio dei Rom in Italia ha affermato recentemente, con la voce strozzata e gli occhi lucidi: “Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo. Le leggi razziali e le atrocità che colpiscono oggi i Rom sono molto simili a quelle che toccarono a noi ebrei, durante la persecuzione nazifascista“.

Tutto avviene nell’indifferenza generale e la campagna mediatica di stampo razzista ripropone le calunnie che permisero tanti pogrom, persecuzioni e stermini durante la Storia: i Rom stuprano le donne italiane, i Rom non vogliono lavorare perché preferiscono dedicarsi al crimine, i Rom rapiscono i bambini.

Il Gruppo EveryOne ha dimostrato che i casi di rapimento diffusi da politici razzisti e media erano montature e ha divulgato i dati risultanti da un’analisi minuziosa degli archivi di stato: dal 1899 ad oggi nessun cittadino Rom è mai stato condannato per rapimento di minore. Ma non basta, perché i Rom sono stati scelti quali capri espiatori di un’Italia che ha abbandonato la via della solidarietà, della tolleranza e dei Diritti Umani.

Quando disegno, penso ai colori di un mondo migliore, dove anche noi possiamo essere felici. Da grande voglio aiutare i poveri e se diventerò un’artista famosa, voglio dipingere il mondo degli ‘zingari’, così tutti vedranno la verità. Vorrei parlare ai grandi, ai potenti, a quelli che potrebbero aiutare il mio popolo. Vorrei chiedergli di aiutarci, perché la nostra vita è troppo triste“.

Rebecca ricorda Anne Frank, incapace di perdere il sorriso e la fiducia negli esseri umani, nonostante la spietata persecuzione che il suo popolo subisce qui in Italia.

La videointervista “Cara Europa” è la risposta al desiderio di Rebecca, che le consente di lanciare un appello all’Europa, contro la discriminazione che colpisce il suo popolo. È una testimonianza della persecuzione dei Rom in Italia e sarà presentato all’assemblea plenaria del Parlamento Europeo e all’Unicef, grazie a un’iniziativa del Gruppo EveryOne

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