Padre Douglas Al Bazi,rapito nel novembre del 2006, ha scritto una lettera aMons. Faraj Paulus Rahho vescovo caldeo di Mosul, ucciso dai sequestratori


Padre Douglas Al Bazi Padre Douglas Al Bazi,sacerdote cattolico caldeo di Baghdad, rapito nel  novembre del 2006 e rilasciato dopo 9 giorni di sequestro, ha scritto una lettera al vescovo caldeo di Mosul, Monsignor Faraj Paulus Rahho . La lettera, pubblicata originariamente in arabo dal sito Ankawa.com e tradotta in italiano da Baghdadhope e dallo stesso Padre Douglas Al Bazi è una toccante testimonianza da parte di chi, a sua volta vittima di un sequestro, conosce i sentimenti che possono in questi giorni attraversare il cuore e la mente del vescovo rapito.     By Baghdadhope      

“Oh! Padre buono, Monsignor Faraj, vescovo del sorriso.
Sono sicuro che tu ora sia in meditazione e che il tuo pensiero stia vagando pur in un angusto spazio.
Sono sicuro che le domande che ti stanno ponendo ti investono con la violenza degli spari e che la tua lingua prova vergogna nel rispondere.
Sono sicuro che il profumo dell’incenso sui tuoi abiti fa da scudo al ripugnante odore dell’alito marcio dei tuoi rapitori, che tu puoi sentire l’odore dei tappeti da preghiera, il cigolìo della porta, il richiamo alla preghiera dai minareti e forse anche nella stessa buia camera dove ti trovi, non è vero?

Sono sicuro che tu sei dispiaciuto di ascoltare parole ed insulti privi di senso che ti feriscono, ti imbarazzano, ti fanno sentire straniero nella tua città e ti spingono a chiederti cosa puoi mai avere fatto nella tua vita da suscitare tanto odio, non è vero?
Sono sicuro che non ci sono specchi nella casa dove ti trovi, e d’altra parte, a cosa servirebbero? A rimandare l’immagine di corpi senza anima, di “kefie” indossate da chi teme la luce, di corpi impregnati dall’odore dell’olio delle armi.
Sono sicuro che tu stai mangiando per abitudine e non per fame, e che il cibo che ti portano non viene da una terra irrigata da acqua o sudore ma da sangue.
Sono sicuro che l’eco della tua possente voce ancora risuona negli angoli e sotto gli archi della chiesa e che la stessa voce sta ancora pregando ma seguendo un suo proprio calendario. Che tu stai ora scegliendo i tristi inni della preghiera del Digiuno di Ninive, che la tua situazione non è diversa da quella del tuo Signore, e che quegli inni ti stanno conducendo verso il Giovedì Santo velando il tuo viso di tristezza. Che tu ti senti rilassato come quando da bambino correvi negli stretti vicoli di Mosul dalle porte delle chiese agli angoli dei monasteri cantando gli inni a Maria senza curarti che fossero in arabo, assiro, caldeo o siriaco o che fossero corretti; che quegli stessi inni sono stati sempre nel cuore e ti hanno protetto fin’ora, ma lo faranno in futuro?
Sono sicuro che la Vergine ti sta ora guidando nella scelta del tuo salmodiare sotto voce verso la festa della Resurrezione. Non è vero?
Sono sicuro che ti stanno offrendo dell’acqua come se tu fossi un prigioniero di guerra, e che lo stanno facendo per mostrare generosità e benevolenza nei tuoi confronti dimenticando però di vivere, essi stessi, in una palude di peccati.
Eccellenza, ti stiamo aspettando, che tu faccia ritorno o meno. Tu sei un martire, un testimone della Fede. La morte per noi non è la fine di tutto, e la situazione di crisi che stai vivendo è quella di tutta la nostra Madre Chiesa. Forse non vinceremo usando i loro stessi mezzi perchè la loro guerra è autorizzata dai “mufti”, dai principi del Jihad o dalle autorità religiose. Anche Gesù non ha vinto una battaglia ma ha vinto attraverso il Suo amore. Lui non ebbe medaglie, o lauree, o certificati teologici, cristiani o islamici, ma tutti gli ammalati si rivolgevano a Lui, colui che li curava come già Suo Padre. Lui non portò mai armi e non indossò mai una kefia, che fosse bianca e nera o bianca e rossa, non creò mai milizie o bande, non chiuse mai le strade, ma mostrò sempre il lato migliore dell’Uomo e di Dio..
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.(continua)
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