CIRCOLARE MIR MAGGIO 2007



L’EDITORIALE

Cari amici e compagni del MIR.
Da poco si è conclusa l’assemblea del nostro movimento che ha vissuto profondi momenti di condivisione fraterna. Come già accade da qualche anno, la formula secondo la quale oltre a discutere sulle campagne vere e proprie, ci diamo del tempo per stare insieme e discutere su qualche tema in particolare, sta funzionando. Abbiamo partecipato in 25-30 persone senza contare i sei o sette ragazzi che a furia di seguire i genitori nelle assemblee MIR sono cresciuti ed ora non rinunciano al loro appuntamento annuale. Ma il MIR è anche questo: l’instaurare amicizie sincere, avere voglia di tornare a vedersi anno dopo anno in una situazione sana ed accogliente. E l’accoglienza è stata veramente straordinaria nella cornice delle colline marchigiane in un piccolo ed antichissimo borgo dalla storia remota e ricca di particolarità. Un grazie agli amici di Fano che hanno organizzato.

Temi importanti anche quest’anno nella nostra agenda: entriamo nel vivo della campagna “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” all’interno della quale il MIR ha l’obiettivo di sollecitare le chiese affinché condannino la costruzione, la detenzione, l’uso dell’arma atomica. A Sibiu nel prossimo settembre si svolgerà la terza assemblea ecumenica europea: noi invieremo ai partecipanti e delegati la nostra richiesta. In un momento nel quale l’Europa sta affondando le proprie radici nel terreno fertile dei popoli che la compongono, chiediamo alla gente riunita in questa importante tappa del processo conciliare, del quale siamo parte sin dal suo inizio nel 1989 con Basilea, che la carta ecumenica pubblicata da oltre un decennio, diventi finalmente oggi uno dei paletti sui quali costruire l’Europa dei popoli. A questa campagna che in termini di tempo ed energia ci sta impegnando a fondo a livello nazionale, chiedo fortemente a ciascuna e ciascuno di voi di partecipare. Il MIR ha bisogno di far sentire nuovamente la propria voce. Negli ultimi tempi è successo più di qualche volta di sentire espressioni di meraviglia di persone che credevano che il nostro movimento fosse morto e sepolto. Ce lo siamo anche chiesto in assemblea: il MIR ha ancora uno scopo, un motivo per esistere e resistere? E la risposta è stata affermativa. Oggi il MIR ha la possibilità di offrire il proprio servizio affinché i diversi movimenti nonviolenti possano lavorare in rete. E’ presente nei direttivi di altri importanti organismi nazionali ed in alcuni di essi risulta addirittura socio-fondatore. Un caso? No di certo. Il MIR, ecumenico nel suo dna, aperto a differenti confessioni ma anche a cercatori di diverso approccio, ha questa capacità di entrare in dialogo con le alterità.

Come avrete poi appreso, abbiamo rinnovato le cariche sociali. Non possiamo allora che ringraziare tutti coloro che hanno lavorato alacremente sempre in spirito di servizio ed in maniera assolutamente volontaria affinché il nostro movimento fosse sempre più propositivo. Un grazie particolare al presidente uscente, Paolo Candelari, che ha avuto la capacità di rafforzare quelle relazioni internazionali che sono proprie della nostra genesi ed il punto di forza del nostro essere movimento, aspetto che per un po’ di tempo abbiamo trascurato o non sottolineato a sufficienza.
Il MIR si sta risollevando non solo in termini numerici: sta riaffiorando quella modalità di fare politica attraverso la partecipazione ed il coinvolgimento diretto e personale nei cambiamenti che vogliamo vedere nel mondo. Abbiamo ricominciato ad avere progetti comuni e non soltanto tanti progetti di certo validi ma localizzati ed incentrati sulle diverse sedi. E questa è una delle richieste che il movimento ha fatto alla nuova presidente: lavorare affinché il MIR da rete impari ad essere movimento. Su questo non ho una ricetta preconfezionata: chiedo a voi tutti, iscritti e non, di aiutarmi a portare a termine questo compito a beneficio di tutti.
Un ringraziamento infine a coloro che hanno assunto il lavoro di segreteria per i prossimi due anni: da ex segretaria so quanto possa essere duro ed a volte demotivante, soprattutto quando manca il feedback dai soci. Cerchiamo allora, tutti, di non vivere il movimento come qualcosa di esterno a noi, gestito da qualcuno-altro da noi . Il MIR è ciascuna e ciascuno di noi: funziona se io, tu lavoriamo per farlo camminare ed affonda se io, tu facciamo come se non esistesse. Ricordiamoci, ogni volta che organizziamo un evento, lanciamo un appello, mettiamo su un’iniziativa, di mandare un breve messaggio alla segreteria ed alla presidenza affinché ne facciamo partecipi tutti tramite i nostri canali divulgativi: scrivendo a segreteria@miritalia.org sarete in contatto direttamente con i tre segretari, la presidente ed i vice presidenti. Per riflessioni e produzioni più articolate possiamo avvalerci di “Qualevita” che volentieri ospita il nostro materiale.
Ricordate poi gli altri punti qualificanti dell’attività del MIR: il lavoro all’interno del Comitato per il “Decennio 2001-2010 per una cultura di nonviolenza e di pace per i bambini del mondo”, della Rete per i corpi civili di pace da poco unificato con l’IPRI, della onlus “Colombia vive!” a sostegno delle comunità di resistenza civile nonviolenta in Colombia, accanto alla popolazione civile dell’Iraq e la nuova frontiera dell’approccio di genere alla nonviolenza. Sentiamoci tutte e tutti chiamati alla partecipazione anche solo in termini di contributi teorici.
Quanto a me, sono sempre a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti, scambi di opinione, proposte, …… eventuali critiche.
Vi aspetto dunque ai prossimi incontri nazionali.
Un fraterno abbraccio di pace, forza, gioia.
Ilaria Ciriaci, Presidente del MIR (349.6707306)

LE PRINCIPALI DELIBERE DELL’ASSEMBLEA DEL 28 APRILE – 1° MAGGIO 2007

A seguito dell’assemblea generale, che si è riunita a Fano (PU) dal 28 aprile al 1° maggio, i componenti della branca italiana del M.I.R. hanno adottato all’unanimità, tra le altre, le seguenti decisioni:

Delibera n. 1, relativa alla campagna “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico”.
L’assemblea nazionale del MIR conferma l’impegno prioritario a lavorare all’interno della campagna “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico”, in particolare per chiedere una presa di posizione delle chiese di condanna dell’arma atomica. Prende atto dell’adesione e dell’interessamento a questa iniziativa di G.A.V.C.I., Pax Christi, Beati i costruttori di pace, UCEBI. Ritiene utile continuare la collaborazione con questi organismi per l’organizzazione di un evento di riflessione, meditazione e preghiera ecumenica il 6 agosto 2007, al termine del quale lanciare un appello rivolto ai partecipanti all’incontro della terza assemblea ecumenica di Sibiu. A tal fine promuove un incontro organizzativo con i rappresentanti delle associazioni che hanno raccolto l’invito. Dà incarico a Giovanni Ciavarella, Paolo Candelari, Ilaria Ciriaci e Luciano Benini, che parteciperà all’evento di Sibiu, di seguire l’iniziativa. Incarica questa commissione di raccordarsi sull’argomento con le iniziative intraprese parallelamente da “Church and peace” e IFOR internazionale.

Delibera n. 3, di adesione al pronunciamento dell’EFOR a Salisburgo.
L’assemblea nazionale fa suo il pronunciamento dell’EFOR di Salisburgo (aprile 2007) : “Riaffermando il nostro impegno per un ordine mondiale basato sull’amore e la pace, chiede a tutti i governi di rafforzare il trattato di non proliferazione nucleare nel seguente modo: a- per gli Stati detentori di armi nucleari, riducendo i loro arsenali ed eliminandoli del tutto almeno entro il 2020; b- per i Paesi non detentori, non acquisendo armi nucleari né ospitandone nei propri territori; c-per i Paesi non firmatari, perseguendo questa stessa politica con le stesse scadenze. Nel periodo intermedio,chiediamo che vengano definite zone libere da armi nucleari, specialmente in Europa”.

Delibera n. 4, relativa all’impegno del M.I.R. nella Rete I.P.R.I./C.C.P..
L’assemblea conferma e ribadisce l’impegno nella Rete IPRI/CCP.
Vede positivamente il dialogo con le istituzioni (Sentinelli) auspicando uno sbocco legislativo di questo sottolineando che l’intervento di CCP non può essere a fianco o di supporto a quello militare ma completamente autonomo come indicato anche nel documento conclusivo della 26° assemblea OSM di Cattolica 2007 laddove esso recita:
“…….considera l’istituzione di corpi civili di pace uno degli strumenti in vista della costruzione di un nuovo modello di difesa alternativo , nella prospettiva della difesa popolare nonviolenta.
… esprime riserve sulla commistione tra interventi civili e militari, la sperimentazione di forme di intervento civile nonviolento e ritiene sia auspicabile esclusivamente in aree di conflitto non oggetto di interventi militari”.

Delibere n. 9 e 10, relative all’approvazione di alcune modifiche statutarie.
L’assemblea nazionale approva all’unanimità le modifiche agli articoli 8, 11, 12, 13, 17, 29 e 32 dello statuto, proposte dal Consiglio Nazionale del 10-11 marzo 2007.
L’assemblea nazionale approva all’unanimità la versione dello statuto comprensivo delle modifiche approvate in questa assemblea che sostituisce in ogni sua parte quello precedente.

I NUOVI ORGANI SOCIALI

Presidente Ilaria Ciriaci Colantonio (rapporti con le Chiese)
Presidenti onorari Hedi Vaccaro
Beppe Marasso

Vicepresidenti Luciano Benini
Paolo Candelari (rapporti con l’estero)

Segreteria Giovanni Ciavarella (Rete IPRI/CCP),
Silvia Cosentino
Alberto Zangheri

Responsabili di settore Sergio Bergami (decennio ed educazione alla pace)
Francesco Lo Cascio (campagna “Fermiamo chi scherza…”, nella complessità delle sue articolazioni)

* * *

ATTENZIONE!
La spedizione in forma cartacea della circolare risulta piuttosto gravosa sia per i tempi, sia per le (magre) finanze del M.I.R.: tutti i soci in possesso di un indirizzo di posta elettronica sono quindi pregati di volerlo comunicare alla Segreteria, in modo che l’invio della prossima circolare possa avvenire con questo mezzo, più celere, più economico, più … ecologico.
Le relazioni degli organi uscenti


Dalla relazione di Paolo Candelari, Presidente uscente:

“G
esù ha fornito lo spirito, Gandhi ci ha mostrato come usarlo… L’obiettivo finale della non-violenza deve essere la creazione di una Comunità in cui regni l’amore. Le tattiche della non-violenza senza il suo spirito possono trasformarsi in una nuova forma di violenza.” Martin Luther King
Premessa
Eccoci ad una nuova assemblea nazionale, un appuntamento che ci permette di fare un bilancio, una analisi di cosa abbiamo fatto, cosa potremmo e vorremmo fare, ma soprattutto un momento in cui ritrovarsi, vivere comunitariamente, riprendere forze ed energie.
Da alcuni anni questo momento riesce a rispondere abbastanza bene a queste esigenze: ricordo nel passato assemblee noiose ed altre molto tese, come a volte è facile fare quando si rimane troppo fissati sulle pur importanti scadenze istituzionali e organizzative e si dimenticano le ragioni di fondo per cui siamo qui.
Per questo ho voluto premettere a questa mia relazione la citazione di uno dei nostri “buoni maestri”, che non ha bisogno di ulteriori commenti: è importante che l’abbiamo davanti non solo agli occhi, ma al cuore durante questa nostra assemblea, perché non dimentichiamo mai il perché noi spendiamo tempo, energie, ci muoviamo da un capo all’altro dell’Italia, a volte felici di farlo, altre più per senso del dovere: perché crediamo possibile, e vogliamo esserne protagonisti, la creazione di una “società dell’amore”: tutto il resto, il mir, le assemblee, il sito, le circolari, le campagne, le cariche, sono strumenti per realizzare quel grande obiettivo: è importante non scambiare i fini con gli strumenti per raggiungerli.
Quest’anno l’assemblea capita una settimana dopo l’annuale incontro delle branche europee dell’Ifor; incontro sempre interessante e “caricante”, come un buon “ricostituente”, se non altro per il fatto che ci si trova a discutere tra persone provenienti da paesi e culture diverse, uniti da quello stesso obiettivo di cui sopra: quest’anno eravamo in 30, “rappresentanti” 14 nazioni diverse.
In questo incontro ho trovato diversi spunti utili al nostro lavoro: in particolare ho conosciuto Hildegard Goss, una donna eccezionale, che ci ha raccontato l’esperienza della sua vita, da 50 anni strettamente legata a quella dell’Ifor. (…)
Situazione generale
Essa è caratterizzata dalla continuazione della “guerra globale al terrorismo”, con sempre maggiori e preoccupanti complicazioni.
Quest’anno c’è un ulteriore elemento che si sta prepotentemente imponendo all’attenzione dell’opinione pubblica: il cambiamento climatico ormai in atto.
Può sembrare un elemento frivolo o estraneo alle tematiche che siamo abituati ad affrontare nei nostri consessi, invece è un dato estremamente preoccupante, ben più, a mio avviso, degli stessi sviluppi della “guerra globale”.
Esso è il fenomeno di quel complesso di azioni umane chiamato, non sempre con proprietà di linguaggio, inquinamento.
Non si tratta infatti solo di inquinamento, nel senso di produzione ed immissioni nell’ambiente di elementi nocivi e velenosi per la vita, ma di un complesso di interazioni prodotte da un sistema che ha completamente dimenticato non il senso, ma l’esistenza dei limiti, che modificano gli equilibri che da milioni di anni hanno favorito la presenza dell’uomo sulla Terra.
(…) Se c’è un problema di accesso alle risorse, lo si impedisce ad altri: questo ovviamente vuol dire forza; dominio su tutte le fonti strategiche di energia, imperialismo planetario, e di conseguenza guerre, o terrorismo, che è semplicemente una tecnica di condurre la guerra da parte di chi non può competere in campo aperto con l’avversario. E questa è la ragione di fondo della “guerra globale per le risorse” vero nome di quella che invece viene denominata, ora “contro il terrorismo”, ora “di civiltà” ecc.
Dunque esiste un nesso molto stretto tra guerre, giustizia sociale e ambiente (pace giustizia salvaguardia del creato, ma guarda un po’!)
Ma qui sorge un grosso problema: questo nesso è I) poco sentito II) anche chi ne parla non sembra trarne le dovute conseguenze, III) chi ce l’ha più chiaro davanti agli occhi sono proprio i gruppi dominanti l’attuale sistema.
E ora veniamo a noi: al punto I : non mi pare ci sia chiara coscienza di questo nesso, soprattutto non esiste una concezione del mondo, una teoria e una prassi che sappia legare i fenomeni di cui sopra, ricavarne delle soluzioni da proporre, individuare i soggetti politici, culturali ma soprattutto sociali in grado di battersi per esse.
(…) Non aspettiamoci nulla di buono dal “naturale corso degli eventi”; siamo noi, inteso come uomini, a poterlo e doverlo determinare e modificare, affinché questo momento di crisi possa sfociare in un nuovo e meno violento assetto sociale.
Quale a questo proposito il nostro compito come nonviolenti e specificamente come mir? (…) Qualcosa potremmo fare, che non sia il semplice rifugiarsi nell’arca di Noè, che oltretutto mi sembrerebbe un po’ egoista.
Innanzitutto un rendersi coscienti e aiutare il popolo a rendersi cosciente di ciò che sta succedendo. Poi un contributo di studio e di proposte, anche parziali ma che possono essere utili, poi la valorizzazione proprio di quelle esperienze alternative citate sopra. Infine proporre l’aggiunta nonviolenta, ossia la motivazione di fondo, la ricerca della verità, anche quando potrebbe essere scomoda.
Situazione politica
(…) Mi preme sottolineare i seguenti aspetti: la ripresa della corsa al riarmo: la decisione di Putin di congelare il trattato sul disarmo, conseguente alla estensione dello “scudo antimissili”, atto gravissimo, preso in tutto segreto dai governi Nato, tra cui il nostro, dimostra come ormai si stia andando verso una situazione estremamente pericolosa.
Fallito il progetto di “new american century” rimane una posizione di privilegio e minacciosa degli Usa, a cui si oppongono in maniera più o meno diretta, più o meno chiara e alternativa, una serie di potenze che cercano il loro spazio e/o un recupero di posizioni egemoniche.
Quello che però è più chiaro oggi di alcuni anni fa è che non c’è nessun nuovo ordine internazionale durevole, e, se è vero che una situazione instabile è più aperta a sviluppi positivi, e che non è escluso a priori che si possa arrivare ad una gestione “concordata” dell’assetto mondiale con rivalutazione delle istituzioni internazionali, la situazione è aperta anche a sviluppi ben più pericolosi, ad un aumento di tensioni, con il tentativo, da una parte di contrastare la potenza americana con le armi, dall’altra di difendere con le stesse quella posizione egemonica da parte Usa, soprattutto quando si è convinti di avere una netta superiorità in questo momento, che però potrebbe non durare a lungo. E qui sorgono i maggiori pericoli. (…)
La ragione della campagna per il disarmo nucleare è che si tratta dell’unica via per sfuggire a questo piano inclinato verso l’apocalisse: la vedo come un episodio per porre al centro dell’attenzione la necessità di questo disarmo a livello internazionale, come un possibile inizio di un disarmo nucleare generalizzato; non servirebbe a molto riuscire a togliere 90 ordigni dal nostro territorio nazionale di fronte allo scenario indicato.
Ora occorre chiedersi: come poter deviare la tendenza verso il primo scenario? (…) All’orizzonte io vedo solo qualche barlume di speranza con molte incertezze: sono l’Europa, il Sudamerica, l’India.
L’UE con tutte le sue contraddizioni è comunque il primo riuscito tentativo nella storia dell’umanità di una costruzione ideale dal basso di una nuova entità statale, basato sul consenso e non sulla forza (…) Come nonviolenti ritengo che dovremmo essere tra i sostenitori dell’UE come progetto politico federale, e vigilare su tutti i tentativi di fermarlo o farlo dissolvere.
Un buon progetto politico ma riempito di contenuti sbagliati: la caratteristica dell’Europa dovrebbe essere proprio quella sensibilità sociale, il suo messaggio al mondo quello della sussidiarietà; (…) dunque: sì alla costruzione europea, sì ad una costituzione europea, ma no a questa costituzione. (…)
Ma l’Ue potrebbe avere una funzione positiva anche in campo internazionale, per rivalutare le istituzioni internazionali, per proporre una politica di pace e non basata sulla forza. E’ ovvio che questa non è nonviolenza, non possiamo sperare che un domani vicino dei politici nonviolenti guidino l’UE e gli stati membri. Ma il nostro ruolo deve essere anche quello di saper proporre obiettivi che (…) sono parziali e che possono essere condivisi e sostenuti da un vasto numero di popolo e di politici; (…) è questo che dobbiamo capire quando parliamo di sbocchi politici della nonviolenza: questi possono venire solo se si sapranno proporre questi sbocchi anche a chi nonviolento non è.
Grossi elementi di novità oggi vengono anche dall’America Latina: gran parte di quei popoli e di quei paesi stanno avendo un atteggiamento sempre più critico nei confronti del liberismo, e sono sempre meno disposti a fare gli outsider degli Usa. (…)
Avevo citato anche l’India, perché, caduto il governo nazionalista, pur attraverso contraddizioni varie, mi sembra che quel paese possa puntare a recuperare un ruolo di punto di riferimento per vari paesi del cosiddetto Terzo Mondo (…).
Di fronte a queste cose così grosse e così distanti che ruolo abbiamo noi?
(…) Dovremmo … cercare di approfondire i temi sopra accennati, farne dei seminari di discussione, ricavarne conseguenze coerenti, proporre idee nuove e innovative che partiti e politici di professione potrebbero prendere a prestito. (…)

I nostri compiti
Per tornare al mir vorrei riprendere sempre dal discorso di Hildegard fattoci a Strasburgo quelle che lei ci suggeriva come opportunità del tempo presente (il riferimento era alle branche europee):
1. l’opportunità di uno spazio in Europa senza guerre ma con il compito di recuperarne i valori sociali: dunque lo sforzo per modificarne la costituzione:
2. l’immigrazione: la necessità di giuste leggi, il rifiuto del razzismo, ma anche la grande opportunità per un lavoro interreligioso;
3. l’importanza del decennio 2001-10 per l’educazione alla pace e alla nonviolenza indetto dall’assemblea generale delle Nazioni Unite e dell’introduzione dell’educazione alla pace in Europa.
Per fare tutte queste cose bisogna però misurare le nostre forze: il mir è adeguato ai compiti che gli si pongono davanti ?
Assolutamente no: occorre rafforzarlo. (…) I prossimi anni devono essere quelli della crescita del mir e del ritorno dei giovani; altrimenti quelle crisi temporaneamente superate torneranno e, come nelle malattie, le ricadute sono sempre peggiori. (…)
Abbiamo un patrimonio enorme da far valere, metterlo sotto il moggio, come dice il vangelo, sarebbe un peccato grave.
Propongo le seguenti linee direttrici:

– Lavorare per la diffusione della nonviolenza nelle chiese : l’evento del 6 agosto che stiamo preparando deve essere il primo passo, ma deve continuare il lavoro di approfondimento iniziato 3 anni fa su fede, tradizioni religiose e nonviolenza, vanno coinvolte le chiese, le associazioni, le parrocchie, le comunità: oggi sono queste che possono dare un grosso aiuto alla nonviolenza nel mondo; e le prospettive sono positive.

– Il lavoro del decennio deve completarsi anche a livello istituzionale: un grazie di cuore va detto alla sede di Padova, che per alcuni anni da sola, (…), ha lavorato sugli obiettivi del decennio, ha realizzato convegni e materiale, e oggi stiamo raccogliendo risultati proficui anche sul piano istituzionale; questo lavoro deve andare avanti e completare gli obiettivi del decennio, in particolare l’impegno adesso è per l’introduzione dell’educazione alla pace nei “curricula” scolastici.

– Il lavoro di appoggio ai ccp (corpi civili di pace): è l’alternativa agli interventi armati, la parte propositiva di tutte le nostre campagne per il disarmo. Siamo stati tra i fondatori e i promotori dell’Ipri-rete ccp; questo è però un impegno di lunga durata che richiede costanza ed attenzione.

– I campi estivi: sono una delle nostre attività più importanti, perseguite con più costanza, anche se ci sono stati momenti in cui il gruppo dei coordinatori e il movimento hanno viaggiato in modo autonomo; ora va continuato il tentativo di recuperare una piena integrazione tra queste fantastiche persone del gruppo coordinatori e l’insieme del mir. E’ anche l’attività attraverso cui ogni anno circa 100 persone, prevalentemente giovani, vengono a contatto con il mir: dunque nell’ottica di un rafforzamento del movimento vanno seguiti da vicino.

– Approfondire il legame con l’ifor: mai il mir italiano si è avvicinato all’Ifor come in questi anni: 2 rappresentanti italiani al consiglio mondiale di Tokyo, la costante partecipazione agli incontri europei, la nostra Maria Antonietta che rappresenta l’Ifor all’Unesco. Il nostro legame con l’Ifor è una ricchezza che da maggior forza alle nostre campagne, che ci permette un costante contatto con la nonviolenza nel mondo, dunque un settore quanto mai importante

– Curare la comunicazione interna ed esterna: è il punto attualmente più debole del movimento (…). Ritengo importante che il movimento sia più presente nei media, si dia delle forme di comunicazione snelle ma efficaci, favorisca la discussione all’interno.
So che per tutto questo occorre uno sforzo grande, ma non è grande la pretesa di diffondere la nonviolenza?
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Dalla relazione di Luciano Benini, VicePresidente uscente (ed entrante)
Dice di essere stato provocato dall’intervento di Luciano Capitini che molto gli ricorda un’altra provocazione ricevuta da Giuliana Martirani, ex presidente del MIR; quest’ultima pensa che il nostro movimento non abbia più ragione di esistere. Lui invece pensa alle battaglie che da sempre il MIR ha intraprese (idee per il Concilio Vaticano II, aspetto militare-nucleare, riconoscimento del servizio civile, manipolazione genetica, finanza etica, obiezione di coscienza alle spese militari) e che nel corso dei decenni hanno avuto riscontro anche presso l’attività di altri movimenti. E’ consolante e fonte di speranza il fatto che grandi movimenti come il Social Forum Mondiale o Europeo si muovano sulla nostra lunghezza d’onda.
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Dalla relazione di Francesco Lo Cascio, segretario uscente.

Racconta il suo impegno all’interno del movimento all’interno del quale svolge questo ruolo da sette anni; ritiene che il MIR abbia ancora lo scopo politico di fare rete fra le diverse anime della nonviolenza italiana e che l’impegno che il nostro movimento attualmente sta profondendo all’interno della campagna “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” nelle diverse articolazioni, lo dimostri.
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Dalla relazione di Ilaria Ciriaci, segretaria uscente (e Presidente entrante).
Come Francesco anche lei da sette anni svolge questa funzione di servizio; ha sufficienti elementi allora per affermare che se non numericamente almeno nella visibilità e nella coesione interna il movimento sta crescendo: questo è stato il suo impegno a favore del movimento e ne ha riscontri sia presso le chiese evangeliche (che pur facendo parte della nascita del MIR in Italia ne era ormai completamente estranea a causa dell’identità dei membri che via via si sono avvicendati), sia presso altri movimenti che ritrovano un valido partner. Il suo ruolo è stato soprattutto quello di archiviare del materiale cartaceo (verbali, circolari) che tracciano la storia e l’evoluzione degli ultimi sette anni che, raccolti, danno la possibilità di capire l’evolversi del nostro pensiero .
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Dalla relazione di Giovanni Ciavarella, segretario uscente (ed entrante).
Ricorda di avere svolto questo ruolo solo da due anni, cosa che gli ha dato un punto di vista privilegiato all’interno del movimento. Ascoltando e ripensando alla gloriosa storia del MIR, ritiene che la sua utilità non sia da ricercare tanto nelle glorie del suo passato, quanto nell’impegno qualificante che attualmente sta svolgendo, trovandosi compartecipe in tutte le grosse iniziative nonviolente che oggi si stanno programmando (IPRI/CCP, Lilliput, Colombia, Decennio, Disarmo nucleare, …). A questo ha cercato di dare il suo apporto in questi pochi anni. E perché il MIR fosse visibile “oggi” in queste iniziative.
Altro contributo fondamentale che il MIR sta fornendo al panorama nonviolento ed alla sua capacità di fare rete, è la dimensione internazionale, che va rinforzata ed utilizzata per diffondere le campagne in atto.

LA COMUNICAZIONE
– il sito ufficiale del movimento è http://www.miritalia.org;
– è inaugurata una newsletter denominata newsletter@miritalia.org, con cadenza mensile (possibilmente), cui le sedi ed i membri del movimento sono pregati concorrere;
– vengono ufficializzate le seguenti liste di distribuzione (mailing list):
segreteria@miritalia.org reindirizzata su presidenza e segreteria;
cn@miritalia.org, ad accesso dei soli componenti del Consiglio Nazionale.

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Gentili iscritte, cari iscritti,
ci permettiamo di ricordare a quanti non l’avessero ancora fatto di regolarizzare la propria iscrizione per l’anno 2007, sia manifestando alla Segreteria la propria volontà di aderire al MIR, sia versando un contributo che servirà al sostegno dell’associazione.
E’ inutile sottolineare l’importanza di tale contributo per un’associazione come il MIR, per la quale le adesioni rappresentano il mezzo essenziale per la continuazione della propria attività per la pace e per la nonviolenza.


IL MIR E GLI ALTRI

L’assemblea del MIR ha visto la gradita partecipazione di Luciano Capitini, che ha portato i saluti del Movimento Nonviolento e dell’associazione “Amici di Aldo Capitini”. Tale associazione sta organizzando per il 5-7 ottobre 2007, a Pienza, un convegno sulla pedagogia di Aldo Capitini, che Luciano ritiene la chiave del pensiero dello zio. Capitini sottolinea come la realtà oggi ci richieda passi nuovi, più creativi, perché nonostante abbia vissuto il periodo fascista, gli sembra che oggi ci siano meno speranze e che sente di non avere altri appigli se non le forze dei movimenti. Pensa sia necessario studiare per capire di più e compiere atti maggiormente efficaci. Infine auspica una maggiore convergenza nelle attività con il Movimento Nonviolento con le quali il MIR ha molte affinità.

2. L’assemblea nazionale del MIR esprime la propria solidarietà all’amico e compagno di movimento Danilo Schedato, che sta attuando un digiuno presso il presidio “No dal Molin” contro il progetto della nuova base militare di Vicenza.