Campagne Nonviolente ed Azione diretta Nonviolenta 25 Ottobre, 2008
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Azione diretta Nonviolenta (.ppt)
A cura di Carlo Schenone (Rete Lilliput) su rielaborazione di testi di C. Walker e J.M. Muller
editi dal M.N.
CHARLES C. WALKER: “Manuale per l’azione diretta nonviolenta ”
file: walker (.doc)
J.M.Muller “Metodi dell’azione diretta nonviolenta”
file:metodi dell’azione diretta nonviolenta (.doc)
Tutti a Comiso nel nome di Pio La Torre 11 Ottobre, 2008
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CONTINUANO LE ADESIONI ALLA MANIFESTAZIONE DI COMISO
Continuano ad arrivare numerose le adesioni alla manifestazione dell’11 ottobre a Comiso, promossa dal Centro Studi ed Iniziative culturali “Pio La Torre” – Onlus per protestare contro la decisione di cancellare l’intitolazione a Pio La Torre dello scalo cittadino.
Alle adesioni del Partito Democratico, di Un’Altra Storia di Rita Borsellino, di Sinistra Democratica Nazionale e Regionale, delle organizzazioni sindacali regionali e delle cooperative della Legacoop Sicilia si aggiungono quelle di Libera Sicilia, dell’Anci Sicilia, dell’Arci Sicilia, della Cna di Palermo, del coordinamento Tavola della Pace e del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani di Perugia, del Segretariato Permanente del Summit dei Premi Nobel per la Pace di Roma, dell’Associazione Fiumara d’Arte di Tusa, dell’Associazione omosessuale “Articolo Tre”, dell’Associazione Universitaria Kepos, dell’Associazione Ecologisti Democratici, dell’Associazione Spazio Libero di Comiso, dell’Anppia, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti di Roma e del Comitato No Inc di Palermo.
Ci sarà anche il gonfalone di Roma, tra quelli dei comuni che parteciperanno alla manifestazione. Prevista anche la rappresentanza dei comuni di Augusta, Bagheria, Caltabellotta, Caltanissetta, Caltagirone, Caltavuturo, Campobello di Mazara, Corleone, Enna, Ganci, Lentini, Montevarchi, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Roccamena, San Giuliano Terme (comune in provincia di Pisa), Sortino, Vittoria e tanti altri.
Alla manifestazione hanno aderito anche Salvo Andò, Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Salvatore Lupo, Giuseppe Carlo Marino, Francesco Renda, Pasquale Scimeca, Giuseppe Silvestri, Francesco Tomasello, Giuseppe Tornatore, firmatari dell’appello che nel 2007 portò l’allora sindaco di Comiso, Giuseppe Digiacomo, ad approvare l’intitolazione dello scalo al dirigente comunista palermitano e Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil.
Prevista anche la presenza di Roberto Alajmo, Maurizio Calà, Giuseppe Casarrubea, Nando Dalla Chiesa, Giancarlo De Cataldo, Tano Grasso, Antonio La Spina, Alberto Spampinato e degli altri intellettuali aderenti all’appello lanciato da Articolo 21.
È possibile far pervenire la propria adesione chiamando il numero 091-348766 o attraverso il sito www.piolatorre.it.
Palermo, 8 ottobre 2008
L’ufficio stampa
(348-5460641)
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GIA’ CENTINAIA LE ADESIONI ALLA MANIFESTAZIONE DI COMISO
Sono già centinaia le adesioni di organizzazioni e personalità, alla manifestazione dell’11 ottobre a Comiso, promossa dal Centro Studi ed Iniziative culturali “Pio La Torre” – Onlus, per protestare contro la decisione di cancellare l’intitolazione a Pio La Torre dello scalo cittadino.
La manifestazione, annunciata il 26 settembre scorso, ha visto subito l’adesione del Partito Democratico, come annunciato dal segretario Walter Veltroni in occasione della visita nella sede del Centro.
Tra le organizzazioni, hanno già annunciato la loro partecipazione la CGIL Sicilia, la CISL Sicilia e la UIL Sicilia, la CIA Sicilia, l’ARCI Sicilia, la Coop. Lavoro e non solo, la Legacoop, la Coop. 25 Aprile, la Coop. Sicilia, la Coop. Cantina sociale dell’Alto Belice, la Coop. Placido Rizzotto, la Coop. Pio La Torre, il Centro Impastato, l’ERRIPA Centro Studi Achille Grandi, la Rete degli Studenti di Vittoria, e Siciliaalcentro.
Folta anche la rappresentanza dei comuni, tra i quali Caltavuturo, Campobello di Mazara, Enna, Petralia Sottana, Roccamena, San Giuliano Terme (comune in provincia di Pisa) e Vittoria.
Alla manifestazione parteciperanno anche Salvo Andò, Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Salvatore Lupo, Giuseppe Carlo Marino, Francesco Renda, Pasquale Scimeca, Giuseppe Silvestri, Francesco Tomasello, Giuseppe Tornatore, firmatari dell’appello che nel 2007 portò l’allora sindaco di Comiso, Giuseppe Di Giacomo, ad approvare l’intitolazione dello scalo al dirigente comunista palermitano.
Prevista anche la presenza di Rita Borsellino, Maurizio Calà, Giuseppe Casarrubea, Alberto Spampinato. Hanno inoltre aderito Fausto Bertinotti, Luigi Bersani, Ivan Lo Bello e Alfonso Gianni.
Palermo 2 ottobre 2008
L’ufficio stampa
(348-5460641)
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Qualche settimana fa il nuovo sindaco di Comiso, con un atto che non ha solo offeso la memoria di Pio La Torre ma anche quella di tutti i cittadini per bene, ha deciso di cancellare l’intitolazione allo stesso “La Torre” dell’aeroporto di Comiso.
Questo atto ha provocato tante reazioni e proteste da parte di un arco molto ampio di forze, movimenti e associazioni della Sicilia e dell’intero paese.
Tutto questo perché se l’aeroporto attuale di Comiso, da base militare è diventata una struttura aeroportuale euromediterranea a servizio dello sviluppo di Comiso e della Sicilia, è frutto delle lotte unitarie contro le mafie, per lo sviluppo e la pace alle quali ha contribuito Pio La Torre sino al sacrificio della sua vita.
Per questo il Centro Studi Pio La Torre, d’intesa con i familiari di Pio, con gli intellettuali siciliani che hanno proposto l’intitolazione dell’aeroporto a La Torre, con i promotori dell’appello di Articolo 21, che ha raccolto sinora ventimila firme tra personalità, organizzazioni e semplici cittadini, propone a tutte le forze politiche, istituzionali, sociali e civili di aderire e partecipare in massa alla manifestazione di Comiso perché non sia dispersa la memoria condivisa.
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Martin Luther King : “lettera dalla prigione di Birmingham”. Video 23 Settembre, 2008
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Prendetevi le nostre impronte, giù le mani dai bambini rom 22 Luglio, 2008
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Assemblea Nazionale MIR Vigna Pesio (CN) 3 – 6 luglio 2008 12 Luglio, 2008
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Verbale
Alle ore 18,00 del 4 luglio 2008, presso Ca’ Rissulina (Vigna Pesio) hanno inizio i lavori dell’Assemblea Nazionale del MIR per discutere il seguente ordine del giorno:
1- Relazioni introduttive: presidenza, segreteria, tesoriere
1.1- Relazione della presidenza
1.2- Relazione della segreteria
1.3- Relazione del tesoriere
2- Dibattito generale
3- Vita del movimento:
3.1- Assetto giuridico (trasformazione in a.p.s.)
3.2- Comunicazione ai soci del bilancio consuntivo e preventivo
3.3- Discussione e deliberazione sulla proposta di aumento della quota sociale
3.4- Presentazione Belpasso. Discussione e deliberazione sulla proposta di vendita dei terreni di Comiso
4- Relazioni dalle sedi
5- Relazione sulle campagne e sulle iniziative nazionali ed internazionali del MIR e linee programmatiche per il nuovo anno sociale:
5.1- “Un futuro senza atomiche”
5.2- Decennio
5.3- Colombia vive
5.4- Campi estivi
5.5- Servizio civile
5.6- Incontro E FOR di Alkmaar
5.7- Salone Internazionale delle iniziative di pace
5.8- Seminario E FOR di genere
6- Proposte in materia di OSM-DPN, destinazione 5xmille e campagna “Scelgo la nonviolenza”: discussione e deliberazione
7- Proposta di collaborazione attiva con il Consorzio Goel: discussione e deliberazione
8- Proposta in materia di campagna “Addiopizzo”: discussione e deliberazione
9- Varie ed eventuali
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Constatata la presenza di:
Ilaria Ciriaci – presidente
Paolo Candelari – vicepresidente – tesoriere
Luciano Benini – vicepresidente
Giovanni Ciavarella – segretario
Silvia Cosentino – segretaria
Chicco Anderloni – sede di Aosta
Paolo Colantonio – sede di Roma
Enzo Gargano – sede di Torino
Beppe Marasso – presidente onorario
Alvise Alba (Alba)
Barbara Bellini (Fano)
Donato Bergese (Cuneo)
Raffaella Cignarale, Claudio Greco, Pier Carlo Racca, Silvana Sacchi (Torino)
Pierangelo Monti (Ivrea)
Sergio Solinas (Milano)
Gaia Serafini, Zaira Zafarana (servizio civile)
si passa all’approvazione dell’ordine del giorno, che viene assunto all’unanimità.
Intervengono inoltre Giovanni e Graziella Ricchiardi (Murazzano) e, sabato 5 luglio, Nanni Salio e Mirella Crevanzola (Torino) e Renzo Dutto (comunità di Mambre).
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1- Relazioni introduttive: presidenza, segreteria, tesoriere
1.1- Relazione della presidenza.
Cari e care, tempo di bilanci, tempo di ripensamenti.
Ripensamento non necessariamente significa delusione o errore. Significa soprattutto ri-pensare, appunto, tornare sul proprio vissuto, ripercorre anche i medesimi sentieri con la speranza che ciò coincida col volo dell’allodola,che pur girando in tondo non vola sempre ripercorrendo la stessa orbita ma in spirali che gradualmente tendono verso il proprio obiettivo: la luce.
Sibiu
L’anno sociale che è cominciato per noi il primo giugno del 2007, alla fine della scorsa assemblea di Fano, ha visto di lì a un paio di mesi la celebrazione a Sibiu della terza assemblea ecumenica europea che aveva per l’appunto nel titolo l’auspicio stesso del cammino ecumenico “La luce di Cristo illumina tutti”. Molte le aspettative nei confronti di questa importantissima tappa del processo conciliare cui il MIR ha partecipato sin dai suoi albori nel lontano 1988 quando, alla cittadella di Assisi, si visse una settimana di incontri preparatori alla prima vera assemblea ecumenica europea che si sarebbe celebrata l’anno successivo a Basilea.
Il processo conciliare nato da una idea profetica del Consiglio Ecumenico delle Chiese che nel 1983 a Vancouver avevano invitato tutte le chiese membro ad avviare un “ processo conciliare di impegno per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato”. La KEK incoraggiò la convocazione dell’assemblea di Basilea credendo fermamente che ciò “… avvicinerà il giorno in cui i cristiani parleranno con una voce sola a un mondo che invoca la pace. Un simile incontro promuoverebbe, è la nostra speranza, il dialogo necessario tra pacifisti e non pacifisti”.
Il nostro movimento che come ricordavo ha partecipato sin dall’inizio al processo conciliare sia come movimento sia nella miriade di iniziative dei singoli e delle sedi, anche questa volta non ha mancato di fornire il proprio apporto.
Vicenza e Sibiu
Nel mese di agosto 2007 infatti, il MIR ha partecipato ad una serie di manifestazioni a Vicenza nelle giornate attorno alla ricorrenza del sessantaduesimo anniversario della prima deflagrazione atomica su Hiroshima e Nagasaki. Al di là del valore in sé della memoria dell’olocausto atomico, i giorni 6-7-8-9 agosto 2007 sono stati molto preziosi perché hanno dato come primo immediato risultato il coagularsi di diverse realtà del pacifismo italiano. Il 6 agosto alle 10.30 del mattino sedevano attorno allo stesso tavolo rappresentanti del MIR, di Beati i Costruttori di pace, Pax Christi, Centro Interconfessionale per la Pace, Gavci, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Tavola valdese, Federazione delle Chiese Evangeliche d’Italia. Già di per sé un indiscutibile successo frutto di mesi di lavoro relazionale nel quale hanno pesato molto non solamente le doti individuali di disponibilità, pazienza, tolleranza, ascolto, convinzione, ma anche la stima che il nostro movimento riscuote a livello nazionale e non . Un punto dunque che può sostenere l’impalcatura non sempre stabile della nostra attività a riprova, forse, che essere sempre minoritari in numero ed opinione non sempre caratterizza negativamente un’esperienza. L’incontro del 6 agosto, dunque, vide i sopraccitati protagonisti attorno ad un semplice pezzo di carta che conteneva tuttavia un grande messaggio di speranza e di richiesta di impegno ai delegati a Sibiu affinché tutte le Chiese cristiane arrivassero a dichiarare che non solo la minaccia e l’uso ma anche la fabbricazione, la proliferazione, la detenzione delle armi nucleari costituiscono un gravissimo peccato contro Dio, l’Umanità, il Creato; una violazione massima di ogni etica umana civile e politica che nessun diritto alla difesa può logicamente e moralmente giustificare.
Al di là delle grandi aspettative che avevamo riposto nella terza assemblea ecumenica, peraltro largamente disattese, Sibiu ha dato risultati concreti ancor prima di iniziare. L’attività frenetica di preparazione ha funzionato ed abbiamo potuto gustare il piacere dell’attesa di un evento che ciascuno sentiva proprio.
Nel documento conclusivo, nella settima raccomandazione, appare un richiamo alla scelta nonviolenta alla gestione dei conflitti peraltro già accennata nei documenti degli incontri precedenti.
Vicenza era stata poi scelta anche naturalmente per l’impegno di quella città contro il raddoppio della base “Dal Molin”. L’impegno tenace e da protagonista della ri-neonata sede MIR della città ha dato come frutto tangibile il ricorso al T.A.R. Veneto e la conseguente sospensione dei lavori di raddoppio dando dimostrazione che, nel momento in cui le persone prendono coscienza del proprio potere e lo esercitano in modo pacifico, nonviolento ed assertivo possono verificarsi grandi cambiamenti anche laddove sembra impossibile avventurarsi.
Certo, l’ultima parola non è stata ancora pronunciata.
Vicenza e L.I.P.
Altro frutto tangibile dello sforzo attorno al 6 agosto è stato l’impegno comune a sostenere la legge di iniziativa popolare “Italia zona libera da armi nucleari” , (presentata in corte di Cassazione il 25 luglio la cui raccolta di firme è partita il 30 settembre) nella convinzione che i documenti come tali non siano significativi ed efficaci se non si rivelano strumenti utili a sollecitare l’impegno e le azioni concrete delle persone. La campagna di raccolta firme si è rivelato un grosso successo politico ma anche relazionale, di nuovo. L’organizzazione dei banchetti-raccolta, l’inventare occasioni di vario genere per far conoscere l’iniziativa è stato un’opportunità di relazione con gli altri 53 tra movimenti, associazioni, gruppi vicini alle chiese, ma anche di gente comune nella stragrande maggioranza dei casi inconsapevoli sia della situazione italiana relativa appunto le armi di distruzione di massa, sia rispetto alle opportunità che i cittadini hanno a loro disposizione nel coinvolgimento nella decisionalità dello Stato. Ancora una volta dunque una delle iniziative del MIR è servita ad un doppio scopo: da un lato quello della campagna vera e propria dall’altro l’opera costante che caratterizza il nostro movimento, quello della educazione permanente o per meglio dire della coscientizzazione della società civile, unica via per determinare un autentico cambiamento nella società. Questo concetto è stato anche ribadito dall’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha definito la nostra iniziativa di alto livello etico e morale anche in considerazione del fatto che riuniva attorno a sé soggetti così diversificati per estrazione e storia.. Bertinotti non solo ha firmato da privato cittadino ma nell’incontro del 27 marzo assunse personalmente l’impegno a presentare il testo della legge da deputato; la legge sarebbe stata dunque sia di iniziativa popolare che parlamentare. Come è andata poi lo sappiamo tutti .
Caduto il governo Prodi la nostra legge è rimasta sotto altre scartoffie: ad oggi è stata assegnata alla Commissione Affari Esteri della Camera ma non ancora calendarizzata.
Intanto ci giunge però la notizia che anche in Gran Bretagna sono stati ritirati gli ordigni giacenti che, conteggiati insieme a quelle stoccate sul territorio tedesco ed ora parzialmente rimosse , significa che circa metà delle armi nucleari giacenti in Europa sono state smantellate. Un successo? Di certo, anche se non deve farci riposare l’idea di quel 50% ancora pronto all’uso.
Intanto però un altro aspetto legato al nucleare deve farci saltare sulle seggiole: inizialmente strisciante, ora assolutamente così palese da rientrare in programmi politici, assistiamo ad una nuova strategia di disinformazione tesa alla realizzazione di un programma per l’energia nucleare. Ritengo, dunque che questo debba essere uno dei punti caldi sui quali il nostro movimento dovrà assolutamente confrontarsi e rispetto al quale dovrà dotarsi di strumenti idonei.
La fiducia senza riserve nella tecnologia ritenuta in grado anche di evolversi in modo da poter risolvere i cosiddetti “effetti collaterali” della produzione di energia atomica, sarà il nuovo feticcio cui molti porteranno in dono il futuro proprio e nostro.
Le nuove elezioni
Nel giorno in cui eravamo alla Camera dei Deputati il governo Prodi stava già facendo le valigie. E con lui anche molte speranze di quanti di noi avevano salutato la sua elezione come capo di un “governo amico”. Paradossalmente questo cosiddetto “governo amico” ha finito per scatenare una enorme conflittualità, messaggi di sdegno e riprovazione pari, se non numericamente maggiori, a quelli inviati durante la guida del Paese ad opera di Berlusconi. Mi sono chiesta allora se l’errore non fosse stato a monte, quello cioè di considerare un governo come “amico”. Mi sono chiesta se sia giusto che esista un governo amico di qualcuno e nemico di qualcun altro, se questo non indichi di per sé un tradimento della democrazia strumento di per sé imperfetto ma per ora quello più gettonato come auspicabile. Considerare un governo come amico, legittima il sentimento comune secondo il quale per cinque anni si farà solo quello che piace ad una parte della popolazione , che legittima l’escalation di una mentalità tale da mandare al governo del Paese (unico caso in Europa), con il 48% dei consensi ,un partito xenofobo e razzista.
Quello che va chiesto ad ogni governo in carica è sempre e solamente il rispetto della Costituzione nata dalla storia di questo Paese, dalla sofferenza e dalla passione di chi è vissuto prima di noi e sostenuta, nel tempo, dal nostro stesso movimento attraverso le campagne più o meno famose a favore dei diritti umani, politici, sociali, di coscienza, di partecipazione civile; occorre lavorare ai fianchi di tutti i governi perché vengano fatte scelte secondo giustizia ,non secondo le richieste di una parte della nazione, nella consapevolezza che accanto a quelle da noi sostenute esistono altre priorità cui i governanti sono chiamati a dare risposte.
L’astensione dal voto dello scorso aprile di molta parte anche dei membri di movimenti nonviolenti e pacifisti italiani, quello che ritengo un errore di fondo nella partecipazione alla vita politica del nostro Paese, ha di fatto determinato una seconda forse ancor più grave conseguenza: la definitiva uscita dalla scena politica di persone che nel tempo hanno avuto a cuore alcuni di quei sogni che sono anche nostri. Dalla fiducia alla delusione, all’abbandono del proprio diritto-dovere (parola che troppo spesso sottovalutiamo e con la quale non abbiamo voglia di confrontarci). Paradossalmente, dunque, un desiderio di integrità e di radicalità ha di fatto determinato, o contribuito a determinare, una situazione ancor più drammatica nella nostra pur traballante democrazia.
Rapporti con le istituzioni
Attraverso l’instancabile prosecuzione delle attività del MIR di Padova riguardo il Decennio, mi è sembrato evidente invece che la flessibilità e la disponibilità alla graduale realizzazione di obiettivi possa di fatto fare la differenza tra essere ininfluenti o tentare la diffusione su scala più ampia della scelta nonviolenta. Il documento relativo le linee guida per l’educazione alla pace redatto grazie anche al contributo del MIR emanato dal Ministro Fioroni, nonostante contengano alcuni aspetti che non rispondono pienamente alla nostra linea politica, sono di fatto un contributo di alto livello e non solo educativo-didattico: propongono uno stile di convivenza, di gestione del conflitto, di educazione permanente che non possiamo non riconoscere nostri. Ed il documento gira, è letto, diventa spunto di riflessione per gli insegnanti. Penso sia ora un impegno di tutto il nostro movimento la sua pubblicizzazione, rara durante l’amministrazione di Fioroni, nulla, temo, ora.
Di certo gli impegni per i valori fondamentali del Decennio non potranno concludersi allo scadere del prossimo biennio: ma una nuova proposta sta arrivando al nostro movimento da parte di Pax Christi e da altri soggetti italiani che hanno partecipato all’assemblea ecumenica europea di Sibiu circa la costruzione di un Network, una Rete Ecumenica di chiese per la pace in relazione all’”altro decennio”, quello del World Council of Churches nato anche per supportare il Decennio indetto dall’ONU. Una doppia connotazione dunque che vede il nostro movimento coinvolto di fatto sia sul versante politico-istituzionale che su quello relativo le diverse tradizioni cristiane presenti nel nostro Paese e nel mondo.
La realtà italiana oggi richiede un ulteriore sforzo di pacificazione, di un progetto a lungo termine perché sia scongiurata l’impossibilità della comunicazione fra diversi strati della società civile; società ora incapace, o ineducata, ad uscire dal bipolarismo delle posizioni sulle più diverse esigenze o aspetti della vita. Ritengo invece che il “pensiero debole” proprio delle esperienze minoritarie possa rivelarsi non solo utile ma risolutivo nel momento in cui l’opposizione estremizzata su fronti contrapposti senza alcuna possibilità di dialogo, pone come sola via d’uscita il prevalere dell’idea del più forte di turno, fenomeno che, pur risolvendo il problema nell’immediato, non sparge il seme buono di frutti di pace duraturi.
Il confronto che il MIR ha l’opportunità di fare con omologhi soggetti internazionali ed organismi sopranazionali dei quali la nostra civiltà si è dotata, penso sia l’ulteriore servizio che possiamo offrire a noi stessi ed al nostro Paese.
La strada di maggiore coinvolgimento nell’attività internazionale ci fornisce anche ulteriori stimoli alla nostra crescita nazionale: penso al nostro coinvolgimento nel salone internazionale delle iniziative di pace di Parigi (con relativo intervento organizzato dalla sede di Torino ) ed al seminario svolto dall’EFOR cui hanno partecipato per noi le due ragazze coinvolte nel progetto del MIR nazionale per l’anno di servizio civile volontario.
Infine gli appelli ripetuti alla partecipazione a questa assemblea mostra la necessità, l’urgenza, il desiderio profondo di rinnovamento e coinvolgimento, ricambio e perseveranza. Mentre affondiamo le radici sempre più nei valori che ci sono propri ed ai quali non solo non intendiamo rinunciare ma che vediamo sempre più validi e sostanziali, siamo alla ricerca di nuovi linguaggi per entrare in relazione con la realtà che ci interpella. Uno sguardo dietro di noi (quest’anno ricorre il 20° e 10° anniversario dalla morte rispettivamente di don Sirio e di don Beppe) ; uno al nostro futuro con alcuni momenti di sconforto ma con passione immutata: “….ed io vi dico oggi, amici miei, che anche di fronte alle difficoltà di oggi e di domani, io ancora ho un sogno “ (MLKing).
1.2- Relazione della segreteria.
Giovanni Ciavarella e Silvia Cosentino, membri della segreteria presenti all’assemblea, illustrano il lavoro svolto a partire dalla loro elezione, il 30 aprile del 2008.
In particolare individuano, nel lavoro della segreteria di questo primo anno, due filoni fondamentali; in primo luogo quello dell’informazione e comunicazione, in cui si inseriscono la circolare profondamente rinnovata nella forma grafica, il bollettino MIR-FLASH, la creazione di caselle di posta per la segreteria e le sedi, le liste di distribuzione e discussione, la creazione di un nuovo sito. Si tratta di iniziative tutte legate dall’unico obiettivo di dare visibilità alle attività del Mir sia all’interno, nel tentativo di fare rete, sia all’esterno, in modo che si creino rapporti con il movimento, meno “personalizzati”.
Nel secondo filone si inseriscono invece il minicampo per il ventennale dei campi Mir, che si è tenuto ad Albiano d’Ivrea nel luglio 2007, in cui abbiamo avuto la possibilità di conoscere o rivedere i primi partecipanti ai campi estivi e la gita a Parigi in occasione del Salone internazionale delle iniziative di pace. Si tratta di iniziative di aggregazione, dirette da un lato a mantenere ed approfondire i contatti con e fra gli iscritti e a farli partecipi della vita del movimento e, dall’altro lato, a coinvolgere persone nuove.
Inoltre, la segreteria ha collaborato attivamente ad alcune campagne nazionali (6 agosto, Un futuro senza atomiche …) ed ha seguito l’iter – purtroppo conclusosi negativamente – per la trasformazione del Mir in associazione di promozione sociale.
Come nota positiva Giovanni Ciavarella e Silvia Cosentino sottolineano il fatto che il lavoro di segreteria si sia sempre svolto in staff ed in stretta collaborazione con presidenza e vicepresidenza, tanto è vero che i messaggi sulla casella di posta della segreteria vengono reindirizzata sulle caselle private della presidente, dei vicepresidenti e dei tre segretari.
1.3- Relazione del tesoriere.
Il tesoriere illustra all’assemblea le voci del bilancio consuntivo e del bilancio preventivo già approvati dal Consiglio nazionale che, allegati al presente verbale, ne costituiscono parte integrante.
Paolo Candelari commenta inoltre un grafico con la situazione e l’andamento delle iscrizioni.
2- Dibattito generale
Luciano Benini, ritenendo di essere quello dei sei tra presidente, vicepresidenti e segretari che ha dato il minor contributo vuole ringraziare gli altri componenti per il lavoro e l’impegno. Ritiene che il bilancio è certamente superiore, se si considerano le attività di tutte le sedi locali, quello che vediamo è quello centralizzato e si domanda se vogliamo più iscritti per avere più soldi per realizzare più iniziative o vogliamo più iscritti per far crescere il movimento. Sarebbe opportuno risparmiare una parte dei soldi che si spendono per inviare le circolari in forma cartacea. Ritiene che si dovrebbero organizzare dei dibattiti sul nucleare civile. Quanto ai governi amici, è convinto di non averne mai incontrati, dal dopoguerra ad oggi.
Chicco Anderloni chiede se è stato tenuto presente l’aumento delle armi nucleari in Jugoslavia.
Paolo Candelari ritiene che ci sia un’enorme differenza tra necessità e realtà. Occorre in primo luogo tenere presente il problema ambientale e la ricaduta che questo ha sulla situazione economico-sociale. A fronte di questo non intravede la proposta di una società nuova, di un’economia nuova, paragonabile, ad esempio, al sorgere del movimento operaio nel 1800. Ci sarebbe bisogno di un movimento in cui i nonviolenti mettano tutte le loro capacità, la loro creatività. Il dramma è che le persone non ritengono che sia possibile fare qualcosa, che è scomparsa ogni forma di opposizione e che all’orizzonte non vi è nulla che faccia pensare alla possibilità di avere nuovamente un’opposizione. Occorre quindi un periodo di rifondazione del Mir , bisogna rivitalizzare gli iscritti, cercare persone nuove, darsi una scaletta di priorità, monitorizzare le attività, perché non possiamo permetterci il lusso di giocare con la nonviolenza e con la politica.
Donato Bergese ritiene che nei campi si debba fare la proposta ai campisti, senza obbligarli, di iscriversi al Mir e che si debba fare riferimento alle comunità locali. Per quanto riguarda il nucleare, ricorda che a 50 Km. dalla Valle Pesio c’è una centrale nucleare, per cui crede che sia più importante impegnarsi nella campagna sull’acqua come diritto di tutti, in un momento in cui si tende alla privatizzazione di questo bene.
Pierangelo Monti ricorda che quest’anno (il 10 dicembre) sarà il sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e che questa è una cosa che unisce tutti. Il grande tema è quello di tutti i diritti umani per tutti. Richiamare i diritti umani potrebbe essere una delle priorità per chi si rifà alla nonviolenza.
Alvise Alba concorda con Paolo Candelari sulla necessità di fare qualcosa per la nonviolenza ma dubita che il Mir da solo sia in grado di farcela e ritiene che talvolta progettiamo cose superiori alle nostre forze.
Paolo Candelari replica che bisogna cominciare dal singolo, il resto verrà.
Beppe Marasso non ritiene che un appello possa consentire la trasformazione del movimento. Noi cresciamo su un progetto che risulta credibile. La nonviolenza non è solo l’antimilitarismo, non è solo il pacifismo: non può esaurirsi in campagne “contro”. In questo modo si darebbe soltanto una visione parziale. Il Mir deve dare anche altre risposte, che riguardano la vita delle persone. La difficoltà non è il denaro, o l’organizzazione: ciò che conta è che la ragione profonda del tuo vivere sia condivisa.
Semplificazione, comunità, diritti delle persone e loro dignità: queste sono le cose su cui dobbiamo lavorare e che saldano il Mir di oggi con il movimento di Martin Luther King.
Per Giovanni Ciavarella se noi crediamo nei sogni che abbiamo attaccato sul cartellone e li pratichiamo troveremo altre persone e l’aumento del numero degli iscritti sarà una conferma che siamo sulla strada giusta.
3- Vita del movimento:
3.1- Assetto giuridico (trasformazione in a.p.s.).
Silvia Cosentino riferisce sull’attività svolta dalla segreteria allargata in relazione alla trasformazione in a.p.s. e sull’ulteriore diniego del Ministero. Illustra quindi le possibilità residue: impugnare davanti al T.A.R. Lazio tale provvedimento di diniego ovvero percorrere la strada dell’iscrizione delle sedi che ne abbiano i requisiti ai rispettivi albi regionali delle associazioni di promozione sociale.
Giovanni propone che, nel frattempo, si proceda con l’iscrizione del Mir nazionale – come sede di Torino – nel registro piemontese delle associazioni di promozione sociale.
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L’assemblea decide di rinviare la procedura per l’iscrizione nel registro delle associazioni di promozione sociale in attesa di consolidare le sedi locali. L’assemblea decide di iscrivere il Mir nazionale nel registro delle associazioni di promozione sociale piemontese, dove si trova la sede del Mir nazionale, salvo che ciò pregiudichi l’eventuale iscrizione di altre sedi nei registri regionali di competenza. |
3.2- Comunicazione ai soci del bilancio consuntivo e preventivo.
Il tesoriere sottopone all’assemblea il bilancio consuntivo e preventivo approvato dal Consiglio Nazionale di Milano.
3.3- Discussione e deliberazione sulla proposta di aumento della quota sociale.
Viene sottoposta all’assemblea la proposta del Consiglio Nazionale di aumentare la quota sociale a 41 € o a 50 € per chi vuole l’abbonamento a Quale vita.
Dopo ampia discussione la proposta viene respinta.
La Presidente chiede che una commissione si incarichi di proporre all’assemblea una proposta alternativa circa la possibile diversificazione delle quote.
La commissione, composta da Luciano Benini, Giovanni Ciavarella e Silvana Sacchi sottopone all’assemblea la seguente proposta:
La quota di iscrizione al Mir è pari a 30 €. Per ogni ulteriore membro della famiglia la quota di iscrizione è di 10 €. Per l’abbonamento a Quale vita aggiungere 10 €. Per essere simpatizzante del Mir senza iscrizione versare almeno 10 € per essere informato sulla vita del movimento.
Sulla base di tale proposta l’assemblea assume la seguente decisione:
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La quota di iscrizione, comprensiva di abbonamento a “Quale vita”, è di € 40,00. La quota sostenitore è € 60,00. Si stabilisce anche la possibilità di aderire al movimento in veste di simpatizzante con la quota di € 20,00. Chi non desiderasse ricevere “Quale vita” può sottrarre l’importo di 10 €. Rimane valida la possibilità di autoriduzione qualora il dato economico dovesse rappresentare impedimento al desiderio di essere socio Mir. |
3.4- Presentazione Belpasso. Discussione e deliberazione sulla proposta di vendita dei terreni di Comiso.
1. Gaia Serafini racconta della propria esperienza con il gruppo campi nella Fraternità dell’Arca di Belpasso, che reputa molto positiva, forse la più entusiasmante del proprio anno di servizio civile.
Anche Raffaella Cignarale parla di un’esperienza molto positiva: ricorda in particolare la preghiera del mattino davanti al sole e la preghiera della sera davanti al fuoco. Ritiene che la Fraternità abbia bisogno della presenza del movimento.
Secondo Silvana Sacchi la cosa molto positiva è stata quella di partecipare all’esperienza dell’Arca e nel contempo di essere campisti; molto importante è stato anche il lavoro manuale, di cui vi era davvero necessità. Sottolinea la disponibilità e l’accoglienza dei membri della Fraternità.
A Belpasso abitano Tito e Nella Cacciola ed i loro quattro figli e vi sono altre famiglie che ruotano intorno alla Fraternità. In particolare Enzo e Maria Sanfilippo di Palermo penserebbero in un futuro più o meno prossimo di trasferirsi a vivere a Belpasso, nella casa che è già stata acquistata da entrambe le coppie.
Beppe Marasso propone di istituire un campo annuale (in primavera o in estate), in modo da offrire alla Fraternità aiuto e vicinanza, e di destinare a sostegno della Fraternità stessa, nei cui valori ci riconosciamo, gli eventuali proventi della vendita dei terreni di Comiso, se sarà deliberata.
Enzo Gargano ricorda che a novembre si terrà a Casciago l’incontro dell’Arca italiana.
2. Pier Carlo Racca riferisce che la decisione di vendere il terreno era già stata assunta nel 1999 dall’Assemblea Mir di Genzano: l’incarico di provvedervi era stato affidato a Giuseppe Barbiero, ma la vendita non si è poi conclusa.
Beppe Marasso ritiene che si debba sgombrare il campo da ogni questione giuridica e fiscale e limitarsi a decidere se destinare alla Fraternità di Belpasso i proventi della vendita.
Luciano Benini riferisce che vi è, a fianco di quello del Mir-Mn, un altro terreno, c.d. dei multiproprietari”, in relazione al quale lo stesso Luciano e Alberto L’Abate hanno la procura a vendere: sarebbe quindi opportuno vendere contestualmente anche questo terreno. Luciano Benini ritiene peraltro che i proventi della vendita non possano essere destinati a dei privati ma ad una fondazione.
Dopo ampia discussione:
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L’assemblea delibera di incaricare la segreteria di verificare le procedure necessarie ad alienare i terreni di Comiso, qualora ciò non si ponga in contrasto con le norme statutarie e di legge |
3.5- Discussione e deliberazione sulla proposta di istituire un ufficio dei diritti.
Viene discussa la proposta di Francesco Lo Cascio di istituire un ufficio di advocacy.
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L’assemblea esprime apprezzamento per l’attività di advocacy svolta dalla sede di Palermo. Per il prossimo Consiglio Nazionale il movimento resta in attesa di ulteriori chiarimenti al fine di elaborare un eventuale progetto nazionale. |
4- Relazioni dalle sedi
Il materiale pervenuto dalle sedi sulle rispettive attività è stato affisso e messo a disposizione dei partecipanti.
5- Relazione sulle campagne e sulle iniziative nazionali ed internazionali del MIR e linee programmatiche per il nuovo anno sociale:
5.1- “Un futuro senza atomiche”.
Ilaria Ciriaci riferisce i risultati della campagna.
Giovanni Ciavarella riporta la richiesta del Comitato nazionale di organizzare eventi mediatici a sostegno della discussione della proposta di legge.
L’assemblea assume al riguardo la seguente decisione:
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Il Mir ribadisce il proprio impegno nella prosecuzione della campagna “Un futuro senza atomiche”, destinando ulteriori energie per eventi volti al sostegno della discussione in sede istituzionale della proposta di legge ed invita tutti gli altri promotori a continuare nel percorso comune per il perseguimento dell’obbiettivo già parzialmente conseguito. |
5.2- Decennio.
Ilaria Ciriaci propone che tutti i soci scarichino e stampino la Direttiva sull’educazione alla pace e si impegnino a diffonderla capillarmente.
Pierangelo Monti suggerisce di inviare la direttiva agli assessorati all’istruzione dei comuni e delle province in cui il Mir è presente perché gli assessorati a loro volta lo mandino alle scuole.
Luciano Benini propone che la sede di Padova invii la direttiva alle regioni, alle province ed ai comuni sopra i 50.000 abitanti, prendendo contatto con gli stessi. Luciano suggerisce inoltre di verificare dove si terrà il prossimo anno il coordinamento nazionale delle scuole di pace: nel caso in cui fosse vicino ad una sede Mir la stessa dovrebbe incaricarsi di diffondere il materiale sul decennio (direttiva, CD-ROM…).
Giovanni Ciavarella propone di collaborare, come Mir, all’organizzazione della manifestazione di Genova 2010.
Zaira Zafarana concorda con la necessità di sollecitare gli amministratori locali ma propone di concentrarsi particolarmente sul recepimento da parte dell’UNESCO della proposta di dichiarazione.
Paolo Colantonio suggerisce di aggiungere alla proposta di Luciano che la sede di Padova individui, ove possibile, una sede locale che si impegni a prendere contatto con gli amministratori locali.
Anche Ilaria Ciriaci ritiene che le due strade (istituzionale e contatti personali) debbano marciare di pari passo e che, perciò, tutte le sedi dovrebbero essere coinvolte.
Dopo ampia discussione:
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L’assemblea chiede alla sede di Padova di farsi carico della diffusione presso le sedi istituzionali – regioni, province e comuni sopra i 50.000 abitanti – della Direttiva sull’educazione alla pace, della proposta di dichiarazione dell’UNESCO, del CD-ROM “Mattoni di pace” ed alle sedi locali di curare i contatti personali. L’assemblea delibera che in occasione della manifestazione di Genova 2010 il Mir si faccia parte attiva sia nella presenza, sia nell’organizzazione, ed incarica Giovanni Ciavarella di farsene referente, la segreteria e le sedi di Torino e Padova di collaborare. L’assemblea chiede che nel prossimo Consiglio Nazionale la sede di Padova fornisca ogni informazione utile sulla manifestazione di Genova. |
5.3- Colombia vive.
Non vi sono aggiornamenti significativi rispetto a quanto già riferito allo scorso Consiglio nazionale.
5.4- Campi estivi.
I campi estivi 2008 sono stati illustrati all’assemblea con cartelloni ed altro materiale messo a disposizione dei partecipanti.
5.5- Servizio civile.
Paolo Candelari rileva che è in corso il progetto “Nonviolenza attiva”, che ha permesso a Gaia Serafini e Zaira Zafarana di venire a contatto con il Mir. Paolo sottolinea il ruolo attivo delle serviziociviliste nella raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare, sia a livello piemontese, sia a livello della segreteria nazionale della campagna.
Paolo Candelari ricorda che il prossimo anno non avremo più il progetto perché lo stesso, benché approvato, non ha ottenuto il finanziamento. Per quanto riguarda il servizio civile il Mir ha una convenzione come Mir nazionale.
Gaia Serafini e Zaira Zafarana ringraziano per le molte occasioni di formazione ricevute durante quest’anno di servizio civile. Come criticità sottolineano un certo senso di abbandono in talune occasioni, la mancanza di riferimenti.
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L’assemblea esprime vivo apprezzamento e ringraziamento per l’apporto di lavoro e di rinnovamento alla vita del movimento di Gaia Serafini e Zaira Zafarana, che hanno vissuto l’anno di servizio civile volontario presso la sede del Mir di Torino, nella speranza che abbiano desiderio di mantenere rapporti di condivisione e collaborazione nel movimento. |
5.6- Incontro E FOR di Alkmaar
Paolo Candelari riferisce sull’incontro E FOR che si è tenuto ad Alkmaar il 3 ed il 4 aprile, con 29 partecipanti, di cui 3 staff IFOR provenienti da Belgio, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Olanda, Norvegia, Scozia, Svezia, Svizzera, Galles, Fundacja Ekumeniczna “Tolerancja” – Polonia.
Paolo Candelari informa l’assemblea sui prossimi appuntamenti e campi estivi IFOR ed E FOR. In particolare per il prossimo consiglio internazionale viene proposta l’Uganda, mentre il prossimo incontro E FOR si terrà in Polonia dal 24 al 26 aprile 2009.
Su richiesta di alcuni partecipanti Paolo Candelari espone alcune riflessioni in tema di spiritualità e visione politica delle branche del Mir.
Paolo Candelari propone all’assemblea di invitare al prossimo Consiglio nazionale Marion Schreiber, rappresentante europea nel comitato consultivo IFOR e di coinvolgere qualche giovane italiano nella partecipazione al campo internazionale della gioventù che si terrà la prossima estate in Austria.
Pierangelo Monti ed Ilaria Ciriaci suggeriscono di invitarla piuttosto ad un seminario.
Al termine, l’assemblea assume la seguente decisione:
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L’assemblea incarica Paolo Candelari di mantenere i rapporti con l’E FOR al fine di dare l’opportunità a giovani italiani di partecipare al campo ad hoc che si terrà la prossima estate in Austria coordinandosi con il gruppo campi. |
5.7- Salone internazionale delle iniziative di pace.
Zaira Zafarana riferisce sul Salone internazionale delle iniziative di pace, evidenziando come si sia persa l’occasione di dare maggiore visibilità del Mir, di allacciare rapporti con altre associazioni nazionali ed internazionali, di condividere esperienze.
Beppe Marasso e Paolo Candelari sottolineano l’aspetto positivo della partecipazione al Salone di numerosi iscritti.
5.8- Seminario E FOR di genere.
Gaia Serafini e Zaira Zafarana relazionano, anche attraverso giochi e tecniche di animazione, sulla loro partecipazione al gender training organizzato dall’E FOR ad Alkmaar e propongono l’organizzazione di un seminario sul tema per il mese di settembre.
6- Proposte in materia di OSM-DPN, destinazione 5xmille e campagna “Scelgo la nonviolenza”: discussione e deliberazione
Paolo Candelari introduce l’argomento della campagna 5xmille, ricordando l’appello di Zanotelli di febbraio ed il volantino sulla cui base la campagna è di fatto partita. La proposta era quella di destinare il 5xmille all’istituzione dei corpi civili di pace, individuando a tal fine l’Associazione Papa Giovanni, chiedendo che questa azione fosse considerata un’obiezione di coscienza. Vi sono state varie risposte – quella del Mir interlocutoria, quella del Movimento nonviolento più critica – ma nel frattempo la campagna è comunque partita, tra l’altro con l’adesione del gruppo locale di Vicenza.
Le opzioni che ci si prospettano sono tre: aderire alla proposta puramente e semplicemente, come il Mir Vicenza; aderire alla campagna destinando i proventi del 5xmille all’Associazione I.P.R.I.- Rete C.C.P. anziché all’Operazione Colomba; non aderire.
Luciano Benini sottolinea che l’obiettivo del riconoscimento della difesa popolare nonviolenta si era ritenuto raggiunto con l’art. 8 della legge 230 di riforma sulla legge per l’obiezione di coscienza. Restava peraltro il problema della possibilità dell’opzione fiscale che, presente nella proposta di legge Guerzoni, non è mai stata discussa. Se il Mir riuscisse a convogliare molti consensi nella campagna del 5xmille a favore di un fondo per la D.P.N. avrebbe di fatto ottenuto la possibilità dell’opzione fiscale.
Beppe Marasso ritiene che quella del 5xmille sia una proposta interessante, dando la possibilità al cittadino di dare risposta al proprio ideale etico. Per quanto riguarda l’adesione alla campagna nutre molte perplessità perché le sollecitazioni per il 5xmille sono molte.
Giovanni ritiene che questa campagna abbia in sé molte caratteristiche della campagna bandiere dai balconi perché può coinvolgere moltissimi cittadini. Se si rispondesse a tale compagna si potrebbe ottenere il raggiungimento di un obiettivo comune. Giovanni Ciavarella propone che aderiscano alla all’Associazione I.P.R.I.- Rete C.C.P. le associazioni che ci vogliono stare dentro. I contributi raccolti verrebbero poi distribuiti, in parte, a tale associazioni. Il fatto di potersi contare rappresenta una forza, anche politica.
Paolo Colantonio ritiene che collegandosi si diventi più forti, dando maggiore forza e visibilità alle nostre associazioni, attraverso inviti e pubblicità a sottoscrivere.
Ilaria Ciriaci reputa che possano crearsi dei problemi nel momento in cui si debbano utilizzare i proventi del 5xmille: pertanto andrebbe stabilito a priori il progetto che sarà finanziato con tali proventi.
Paolo Candelari precisa che la destinazione del 5xmille è solo una parte di questa campagna, mentre la parte più importante è quella nonviolenta: il punto importante è l’istituzione di un albo degli obiettori di coscienza, perché il servizio di leva non è stato abolito ma soltanto sospeso. Paolo Candelari espone due perplessità sull’adesione pura e semplice alla campagna: se noi qui presenti possiamo impegnare il Mir in questa campagna, perché probabilmente alcune sedi non sono d’accordo e se sia possibile ottenere la partecipazione di tutti i movimenti, perché ciò che può dare uno slancio a questa campagna è che si tratti dei una campagna di tutti i nonviolenti.
Mirella Crevanzola ritiene che con questa campagna non si ottenga nulla perché è impossibile chiedere alle associazioni di rinunciare al proprio 5xmille e perché non è comunque pensabile risolvere i problemi con i soldi.
Pier Carlo Racca non ritiene necessaria l’istituzione di una nuova associazione, come richiesto da Alex Zanotelli. Non si deve chiedere alle associazioni di rinunciare al proprio 5xmille o di riversarlo ma si deve identificare nell’Associazione I.P.R.I.- Rete C.C.P. l’organismo con cui lavoriamo. Occorre trovare un nuovo bacino di contribuenti.
Secondo Beppe Marasso è indispensabile che tutti i movimenti accettino di fare un passo indietro e si esprimano in modo collettivo, ma si domanda se la campagna 5xmille sia questo.
Ilaria Ciriaci ricorda che nella raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare “Un futuro senza atomiche” c’erano 53 movimenti ed associazioni impegnate e che l’elemento unificante è stato il progetto comune. Analogamente la cosa vincente in questa campagna sarebbe quella di avere un progetto comune in cui le varie associazioni fanno confluire ciò che ritengono.
Renzo Dutto ritiene che le realtà siano tante ed esprime perplessità sulla possibilità di unificarle nella campagna 5xmille.
Secondo Beppe Marasso la condizione per aderire è che ci sia un obiettivo chiaro (politico) che consenta di andare di là dei singoli gruppi. Occorre quindi favorire la formazione di un progetto comune.
Silvia Cosentino ritiene che nella campagna 5xmille debba darsi particolare risalto all’obiettivo di unificare i movimenti e di contare le forze nonviolente, com’è accaduto nella campagna delle bandiere da tutti i balconi o nella raccolta firme, più che al progetto economico.
Ilaria Ciriaci ritiene che il Mir non abbia al momento attuale sufficienti forze ed energie per seguire questa campagna.
Pierangelo Monti si interroga su quale potrebbe essere un obiettivo preciso per giustificare un’azione comune, la cui esigenza è stata sottolineata con forza da Beppe Marasso ed Ilaria Ciriaci.
Secondo Giovanni Ciavarella è molto importante l’effetto di pressione politica che questa campagna potrebbe avere. Quanto al progetto preciso, lo stesso potrebbe consistere nella formazione e nel sostegno ai corpi civili di pace.
Paolo Candelari ricorda che l’idea della campagna del 5xmille è nata dall’esigenza di creare una campagna nonviolenta. Una soluzione potrebbe essere quella di approvare l’idea di una campagna sulla nonviolenza attiva, chiedendo ad altri movimenti, che abbiano aderito o abbiano posizioni interlocutorie, di preparare un momento in cui si trovino idee per una campagna efficace.
Paolo Colantonio ritiene che se l’Associazione I.P.R.I.- Rete C.C.P.. rappresenta una punta delle nostre iniziative di pace occorra sostenere tale campagna, altrimenti significa che non ci crediamo: sarebbe una scelta non coerente con la nostra storia.
Secondo Luciano Benini la campagna delle bandiere su tutti i balconi non è paragonabile a questa perché si trattava di un gesto molto semplice. Come assemblea esprimerebbe un interesse del Mir a valutare la fattibilità e a definire con maggior precisione un obiettivo comune.
Dopo ampia discussione:
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L’assemblea esprime il suo vivo interesse al progetto di campagna “Scelgo la nonviolenza”, in quanto tende ad unificare, come è necessario, il mondo nonviolento-ecopacifista. Ritiene peraltro necessario un ulteriore sforzo, per il quale è disponibile a dare il proprio contributo, per definire l’obiettivo comune, come può essere ad esempio la proposta del 5xmille. L’assemblea propone perciò un incontro, possibilmente convocato dall’Associazione I.P.R.I.-Rete C.C.P., nel settembre 2008. |
7- Proposta di collaborazione attiva con il Consorzio Goel: discussione e deliberazione
Viene data lettura di una comunicazione di Silvia Berruto di Aosta su una mostra fotografica itinerante dalla stessa organizzata sul Consorzio Goel.
Chi fosse interessato ad avere informazioni può rivolgersi alla sede di Aosta.
8- Proposta in materia di campagna “Addiopizzo”: discussione e deliberazione
La discussione e la deliberazione sul punto vengono rimandate ad altra sede, in considerazione dell’assenza di Marco Siino che segue da vicino tale campagna.
9- Varie ed eventuali
9.1- Rete Ecumenica delle Chiese per Pace.
Ilaria Ciriaci riferisce sulla proposta di Pax Christi di collaborare ad una “Rete Ecumenica delle Chiese per la Pace” per rilanciare l’impegno ecumenico dopo Sibiu.
Luciano Benini ritiene che si tratti di un’attività assolutamente importante al quale il Mir deve partecipare anche in relazione alla centralità del proprio impegno ecumenico e dà la propria disponibilità a collaborare.
Paolo Candelari ricorda che l’evento “Osare la pace per fede” si terrà a Torino nel marzo 2009 e che dunque la sede di Torino sarà coinvolta e propone di organizzare una conferenza invitando Hildegard Goss-Mayr.
Anche Pierangelo Monti e Giovanni Ciavarella sono favorevoli ad aderire per la testimonianza che possiamo rendere e offrono la propria disponibilità.
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L’assemblea decide di collaborare al progetto per una “Rete Ecumenica delle Chiese per la Pace” lanciato da Pax Christi dopo l’assemblea ecumenica di Sibiu ritenendolo in perfetta coerenza col proprio spirito di impegno e sovrapponibile a larga parte dei progetti in corso (Decennio, processo conciliare, radici spirituali dell’opzione nonviolenta…), chiedendo al Vicepresidente Luciano Benini di seguirne gli sviluppi da sottoporre a verifica nel prossimo Consiglio Nazionale. L’assemblea decide di aderire all’evento “Osare la pace per fede” previsto per marzo 2009 a Torino, chiedendo alla sede locale di attivarsi nella fase organizzativa. L’assemblea chiede inoltre a tutte le sedi l’impegno a pubblicizzare l’evento nelle diverse realtà locali sollecitando e sostenendo la partecipazione dei giovani. |
9.2- Sessantesimo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Pierangelo Monti illustra una proposta di celebrazione per l’anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e le attività che lui stesso svolge a scuola in occasione di ogni 10 dicembre.
Chicco Anderloni ricorda che ad Aosta nelle scuole si svolgono analoghe attività e cercherà di fornire del materiale.
L’assemblea approva la seguente mozione:
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L’assemblea del Mir, in questo anno dedicato ai diritti umani, in vista del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, invita tutti i soci e le sedi ad attivare iniziative, anche insieme alle altre organizzazioni affini, finalizzate a richiamare il dovere di riconoscere tutti i diritti per tutti. In particolare si valorizzerà la giornata del 10 dicembre per celebrare la Dichiarazione che riguarda e unisce tutti gli esseri umani. Si invita a segnalare alla segreteria le iniziative programmate, per la loro diffusione. |
9.3- Associazione I.P.R.I.- Rete C.C.P..
Giovanni Ciavarella introduce brevemente l’argomento, ricordando che domani, 6 luglio, si terrà il Consiglio direttivo dell’Associazione I.P.R.I.- Rete C.C.P. e mette a disposizione i verbali del Consiglio direttivo.
Nanni Salio riferisce dell’approvazione da parte del Ministero di un progetto di formazione, di un progetto pilota in Kossovo, che potrebbe concretizzarsi, di una proposta di Lorenzo Scaramellini che riguarda la campagna OSM, di un master di formazione alla mediazione in cui dovrebbe entrare un rappresentaNte dell’I.P.R.I. – Rete C..C.P..
C’è la proposta di un bando di servizio civile, previsto per ottobre, per un certo numero di giovani che dovrebbero sperimentare il servizio civile in zone di conflitto armato all’estero: si tratterebbe di un primo embrione di sperimentazione di corpi civili di pace.
Nanni Salio riferisce inoltre che il convegno che si è tenuto a Bolzano è stato molto positivo per interesse e partecipazione.
9.4- Iniziativa 6-9 agosto a Vicenza.
Ilaria Ciriaci riferisce brevemente sulla richiesta di Beati i costruttori di pace di partecipare all’iniziativa del 6-9 agosto a Vicenza, curando una meditazione spirituale.
Al termine, l’assemblea assume la seguente decisione:
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L’assemblea decide di partecipare ai percorsi che si svolgeranno nei prossimi 6-9 agosto a Vicenza attraverso iniziative da concordare con gli altri movimenti coinvolti nell’evento, dando pieno mandato e sostegno al gruppo locale di Vicenza circa le decisioni da intraprendere. |
9.5- Sostegno alle iniziative della sede di Vicenza.
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L’assemblea sostiene l’impegno della sede locale di Vicenza contro il raddoppio della base “Dal Molin”, esprimendo nel contempo soddisfazioni per gli obiettivi parziali fin qui raggiunti. |
9.6- Prossimi appuntamenti.
Ilaria Ciriaci si interroga sull’opportunità di organizzare assemblee più corte ed in zone più centrali dell’Italia.
Giovanni Ciavarella proporne di organizzare un’assemblea in Sicilia, magari presso la Fraternità dell’Arca di Belpasso, sulla scorta dell’esperienza fatta dal gruppo campi.
Paolo Candelari propone di alternare assemblee “lunghe”, di tipo seminariale, con assemblee corte, in un fine settimana e come sede per la prossima assemblea suggerisce la casa di Pax Christi di Firenze.
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L’assemblea delibera che la prossima assemblea si terrà a Firenze o, in caso di impossibilità, a Bologna, il 9 e 10 maggio 2008. Il prossimo Consiglio nazionale si terrà l’11 e 12 ottobre 2008 a Brescia. |
9.7- Incontro con Tara Gandhi.
Barbara Bellini – che ha avviato alcuni contatti con il segretario – riferisce che la nipote di Gandhi potrebbe nel giro di un paio d’anni essere presente in Italia e chiede se il Mir possa essere interessato ad organizzare uno o più incontri con lei.
La decisione sul punto viene rimandata in attesa di conoscere la data presumibile del prossimo viaggio di Tara Gandhi in Italia.
I lavori dell’assemblea si concludono alle ore 20 circa del 5 luglio
Vigna Pesio, 5 luglio 2008 Verbale redatto da Silvia Cosentino
Manifesto della sinistra cristiana:ritorno alla politica 11 Luglio, 2008
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Siamo tutti vittime di una disfatta della politica che, dopo la rimozione del muro di Berlino, vissuta come la vittoria ultima di una parte sull’altra, ha rinunciato a fare un mondo nuovo preferendo rilanciare il vecchio, a cominciare dal suo ancestrale sovrano “diritto alla guerra”. Ciò facendo i poteri dell’Occidente hanno abdicato alla responsabilità di guidare il corso storico, mettendo tutto nelle “mani invisibili” del Mercato, del quale si sono fatti sudditi, guardiani e sacerdoti. E questo lo dice pure Tremonti, dal fondo del pensiero reazionario Ma poiché il meccanismo così innescato ha creato isole di ricchezza in un oceano di naufraghi, incrementando povertà, insicurezza e disordine, la politica si è fatta polizia per domare terroristi e riottosi, alzando il livello di violenza preventiva e repressiva e mettendo sotto i piedi verità, diritto, Costituzioni e Convenzioni internazionali, ivi comprese quelle umanitarie. E questo non lo fa solo Tremonti, lo hanno fatto classi dirigenti di destra e di sinistra, anche in regimi inutilmente bipolari.
Oggi non solo c’è bisogno di tornare alla politica da cui molti con giusto disappunto si sono allontanati, come hanno fatto due milioni e mezzo di nuovi astenuti nelle ultime elezioni, ma c’è bisogno di una politica “altra”; né del resto alla vecchia politica questo ritorno sarebbe possibile, né ad essa possibile l’approdo dei giovani; c’è bisogno di una ricostruzione della politica come un “essere per gli altri”, a cui tutti sono chiamati. Perciò rivolgiamo questo
Appello alle donne e agli uomini che vogliono operare per la giustizia per un ritorno alla politica.
Proponiamo pertanto di promuovere con il nome di Sinistra cristiana una rete di Gruppi, di aggregazioni e di servizi “per la Costituzione, la laicita’ e la pace”: cioè per l’unità degli uomini nella giustizia e nel diritto, per la responsabilità comune di “credenti” e “non credenti”, per la crescita del mondo. Dire Sinistra cristiana non significa qui riferirsi alla pur positiva esperienza che ebbe questo nome dal 1938 al 1945, né crearne oggi una nuova, ma fare appello a quella sinistra cristiana che è già nel Paese ed è nascosta nel fondo di molti di noi. Ciò comporta una scelta di campo di sinistra, cosa che in un’Italia drasticamente divisa in due sole parti politiche non significa più sposare una determinata ideologia, ma assumere il peso della contraddizione, mentre della sinistra rivendica la dignità, contro tutte le delegittimazioni e diffamazioni.
Si tratterebbe di dar vita ovunque sia possibile, nel territorio nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, a un “Servizio politico” che da un lato abbia lo scopo di favorire la partecipazione politica dei cittadini, offrendo loro, indipendentemente dalle rispettive opinioni, dei servizi e degli aiuti per agevolarli nell’adempimento dell’art. 49 della Costituzione; dall’altro che abbia lo scopo, come parte tra le parti, di promuovere in modo associato iniziative, corsi e scuole di formazione politica, riattivare canali di comunicazione coi giovani, elaborare culture, soluzioni e proposte legislative, intervenire nel dibattito pubblico e, se necessario, partecipare anche direttamente all’azione politica per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale e instaurare la giustizia e la pace tra le nazioni, sempre promuovendo alternative costruttive e nonviolente nei conflitti; e ciò entrando nelle contraddizioni in atto, tra cittadini e stranieri come tra uomini e donne, tra regolari e clandestini, tra necessari ed esuberi, e cercando di ristabilire i legami tra il quotidiano, la cultura, la politica e una speranza nuovamente credibile; sapendo che se non subito si può cambiare il mondo, si può intanto cambiare il modo di stare al mondo.
La definizione di questa rete di Gruppi e di iniziative come “Servizio politico”, intende non solo identificare il criterio della politica nel servizio e non nel potere, ma anche riprendere la radicale illuminazione secondo la quale il vero modo per evitare che nella vita collettiva gli uni siano nemici degli altri, è che tutti si riconoscano servi gli uni degli altri.
Il nome di Sinistra cristiana, poi, non comporta un’identificazione confessionale, che in nessun modo può confondersi con una divisa politica, ma intende alludere a un mondo di valori, tutti negoziabili, ossia non imposti, purché prevalgano l’amore e la libertà, vuole indicare come discriminante il principio di eguaglianza e, nel conflitto, significa fare la scelta dei poveri delle vittime e degli esclusi. Si tratta dunque di un nome nuovo che si riferisce tuttavia a una ricca e variegata tradizione di impegno politico che va da Murri a Sturzo a Dossetti, dai cristiani della Resistenza ai “professorini” della Costituente, da Rodano a Ossicini a Gozzini, dalla cruenta testimonianza di Moro a quella della salvadoregna Marianella Garcia Villas, che hanno attraversato il Novecento italiano.
Quanti intendono associarsi a questo appello sono invitati a farsi promotori delle relative iniziative nelle realtà a cui ciascuno appartiene, salvo poi ogni possibile coordinamento. E se per ottenere risultati è necessario coinvolgere molti, anche due o tre che si riuniscano per queste cose già compendiano tutto il significato dell’azione.
Per un incontro di carattere nazionale, da convocarsi a settembre, si può prevedere fin da ora di mettere all’ordine del giorno, come primissime urgenze, il ritorno alla rappresentanza proporzionale senza snaturamenti maggioritari, e l’affermazione del principio che i diritti sono uguali per tutti: dove la proporzionale è la condizione per non dare troppo potere a qualunque “sovrano del popolo” e perché anche una minoranza possa continuare a rivendicare diritti uguali per tutti contro maggioranze che li neghino.
Raniero La Valle, Patrizia Farronato, Giovanni Galloni (ex vice-presidente del Consiglio superiore della Magistratura), Rita Borsellino, Adriano Ossicini (presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica), Carla Brusati Barbaglio, Mimmo Gallo (magistrato di Cassazione), Giuseppe Campione (ex-Presidente della Regione siciliana), Boris Ulianich (storico del cristianesimo), Annamaria Capocasale (segretaria della Scuola “Vasti”), Roberto Mancini (ordinario di filosofia teoretica all’università di Macerata), Amelia Pasqua, don Mario Costalunga, Laura Brustia, Francesco De Notaris, Agata Cancelliere, Giovanni Franzoni, Renata Ilari, Giovanni Avena (direttore editoriale di Adista), Emilia Carnevale, Giulio Russo(responsabile del Centro di servizi per il volontariato), Nicola Colaianni, Padre Nicola Colasuonno (direttore di Missione oggi), Donatella Cascino, Pasquale Colella, Franco Ferrara, Padre Alberto Simoni (direttore di Koinonia), Bernardetta Forcella, Giovanni Benzoni, Angelo Bertani, Enrico Peyretti, Francesco Comina, Chiara Germondari, Ettore Zerbino, Alessandro Baldini (Comitati Dossetti per la Costituzione), Claudio Bocci, Antonio Cascino, Anna La Vista, Federico D’Agostino, Pasquale De Sole, Franco Ferrari, Gianvito Iannuzzi, Luca Kocci, Angela Mancuso, Gianfranco Martini, Giuseppe Mirale, Francesco Paternò Castello, Maria Antonietta Piras, Fiammetta Quintabà, Corrado Raimeni, Maurizio Serofilli (Comitati Dossetti per la Costituzione), Gabriella Saccami Vezzami, Luca Spegne, Maria Rosa Tinaburri, Paola e Claudio Tosi, Angelo Cifatte, Piero Pinzauti, Nanni Russo, Alessandra Chiappino (presidente dell’Istituzione Servizi educativi, scolastici e per le famiglie di Ferrara), Enrico Grandi (prof. anatomia patologica all’Università di Ferrara), Franco Borghi.
Per aderire all’appello: manifestosinistracristiana@adista.it
I firmatari saranno poi invitati a una riunione costituente per decidere come condurre il seguito dell’iniziativa
11/07/2008
Perché questo appello
Perché questo appello. L’idea è nata nei circoli della Scuola di antropologia critica “Vasti, che cos’è umano?”, al termine di un ciclo di seminari dedicato alla convivenza in cui si sono anche discussi i più recenti contributi in tema di teoria generale del diritto e della democrazia e di rapporti fedemondo.
Il punto di partenza è stato l’analisi della gravissima crisi interna e internazionale, giunta ormai nel nostro Paese, con la lotta agli immigrati, i Rom trattati come lo furono gli ebrei e con la sottrazione dei processi ai giudici, ad attaccare gli stessi diritti primari di libertà ed eguaglianza; ed è giunta nel mondo, con la scelta di produrre petrolio invece di cibo, di costruire muri invece di porte e di armare la vita quotidiana, a dare per perduta e nemica una gran parte della popolazione della terra. Tutto ciò rischia di risolversi in un fascismo strutturale sia in Italia che nel mondo.
E in tali frangenti i cristiani dove sono? E Dio dov’è?
Le autorità della Chiesa si fanno vedere, ma i cristiani non ci sono. Prima di tutto non ci sono perché non c’è più il popolo, che pur doveva essere il grande protagonista della democrazia; il popolo non c’è perché all’economia non serve, quando riduce i cittadini a clienti, i sindacati lo hanno perduto, intenti come sono a salvare il salvabile (ed è poco) con il concerto piuttosto che col conflitto, e i politici si nominano da soli. Fuori del popolo, inteso come organismo, le famiglie ideali non ci sono, le identità franano nell’amalgama della secolarizzazione di massa e le differenze finiscono in ostilità non più politicamente mediate.
Ma i cristiani non ci sono anche perché sono caduti in equivoco sulla laicità. Hanno creduto anch’essi, come fa la modernità, che la laicità consista nel non essere o non manifestarsi credenti, mentre essa consiste nel vivere ogni realtà creaturale come profana e non come sacra, cioè disponibile all’uomo, non sottratta all’uso e alle responsabilità comuni, non gravata da riserve e da interdetti, non sequestrata da specialisti togati a ciò specialmente consacrati. Questa laicità non si contrappone a fede o a religione, perché il sacro non è la stessa cosa di Dio, non è la stessa cosa della Chiesa ma, fuorviato, diventa piuttosto la custodia cautelare con cui Dio è tenuto sotto controllo,
la forma del suo esilio dal mondo, del mettersi al riparo da lui, una contraffazione e una copia di Dio, come si può sapere almeno da quando Gesù di Nazaret, come dice il vangelo, ce lo ha fatto “vedere”.
Per far fronte alla crisi anche i cristiani ci vogliono, ed è strano che la sinistra se lo sia dimenticato mentre il partito comunista lo aveva capito. Ma non ci vogliono i cristiani come categoria politica, perché questo significherebbe ricadere in vecchie pratiche integriste e confessionali, bensì ci vogliono come il grido che reclama una qualità della politica che dovrebbe essere a tutti comune.
Una qualità della politica che l’imperatore Giuliano riconosceva ai cristiani, quando nel ripristinare il paganesimo, voleva però emulare e anche superare l’amore che essi mettevano nella vita sociale; una qualità della politica che consiste “nell’agire in modo che comportamenti atti o scelte nell’operare quotidiano non siano spiegabili soltanto sulla base di mere opportunità politiche o di convenienze personali”, come rispondeva don Giuseppe De Luca a chi lo interrogava sullo specifico cristiano nell’azione comune con i non credenti; una qualità che consiste nel non contentarsi di aver vinto ma andare oltre per una ulteriore giustizia, come diceva don Lorenzo Milani a Pipetta;
nel mantenere sempre “un principio di non appagamento” rispetto a ogni società data, come diceva Aldo Moro; nel percepire che “l’altro non va solo rispettato, ma amato; che l’altro non è solo una persona, è anche un fratello, che la libertà dell’altro non solo è il limite della libertà mia, ma è la condizione della libertà mia, che se l’altro non è libero non sono libero neanche io”, come diceva Claudio Napoleoni quando si chiedeva “se solo un Dio ci può salvare”; una qualità della politica che consiste nel ricordarsi che la cosa più importante non è difendere la propria sicurezza e la propria vita, perché la speranza supera la sicurezza e la vita si può perdere per guadagnarla. In ciò, almeno nell’ambito di quella piccola scuola, ma non solo in questa, si sono trovati e sono d’accordo cattolici e valdesi, cristiani e non cristiani, “credenti” e “non credenti”.
Sinistra Cristiana
articolo di Raniero La Valle (apparso su Rocca)
Nel deserto creatosi in Italia con le ultime elezioni, già popolato però dai fantasmi dell’intolleranza e del razzismo, molti cantieri sono all’opera per una ripresa in diverse forme del discorso politico. C’è un cantiere aperto nella destra, per costruire l’immagine di un “nuovo” Berlusconi e di uno squadrismo non fascista; c’è un cantiere aperto nella ridotta veltroniana, dove sembra annunciarsi una riconversione alle alleanze e il desiderio di un “nuovo centro-sinistra”; c’è un cantiere aperto nella sinistra, dove è in gioco il futuro di Rifondazione e di tutti i colori dell’arcobaleno.Non c’è un cantiere per i cattolici: non avrebbe senso perché i cattolici non sono una categoria politica e la loro aggregazione non è un partito ma una Chiesa. Non che essi non siano influenti: molti di loro sono presenti nell’uno e nell’altro schieramento, e quanto a influenza nella società e nelle istituzioni la Conferenza episcopale italiana non è seconda a nessuno. Ma la stagione dell’unità politica dei cattolici è per fortuna conclusa, e ci sono buone ragioni politiche, teologiche ed ecclesiali che ne sconsigliano fermamente ogni possibile restaurazione.
Mentre sono al lavoro tanti cantieri, nella politica italiana si avverte tuttavia un vuoto pauroso, derivante dall’assenza di soggettività politiche che furono in altri momenti assai importanti e anche decisive per la crescita democratica e spirituale del Paese. Nessun problema di identità perdute, che sarebbe sterile e regressivo rivendicare. Ma c’è un problema di contenuti di elaborazione e di lotta politica che, soprattutto dopo la crisi e la sconfitta delle sinistre storiche nel tempo della globalizzazione, rischiano di essere gravemente compromessi nella progettazione del futuro. Se ne possono fare diversi elenchi; noi ne facciamo uno traendolo da fonti insuperabili della nostra tradizione comune; è l’elenco risultante dalla somma dei “segni dei tempi” della Pacem in terris e del privilegio attribuito ai poveri, ai sofferenti e ai militanti per la giustizia dalle Beatitudini evangeliche.
Si tratta di contenuti che sono assunti dal linguaggio profano e riguardano realtà storiche e temporali, proiettate però verso una pienezza di umanità quale è desiderata da Dio. L’elenco che ne risulta è questo: ascesa delle classi lavoratrici e riscatto personalista del lavoro; dignità realizzata della donna, liberazione dei popoli dal dominio; pace come alternativa complessiva alla guerra illegittima e contraria alla ragione; democrazia internazionale e sviluppo dell’ONU, regole per il potere, diritti fondamentali e loro garanzia nelle Costituzioni; eguaglianza per natura di tutti gli esseri umani e anche delle comunità politiche; rovesciamento in una felice condizione umana dell’afflizione dei poveri, dei perseguitati, dei piangenti, delle vittime d’ingiustizia.
Non si tratta di postulati ideologici, si tratta di contenuti politici che di fatto, nell’attuale bipartizione politica che schiaccia la realtà sui due poli di destra e di sinistra, figurano come contenuti di sinistra. Per sostenerli ed attuarli potrebbero riunirsi in forma organizzata e “in modo onesto” dei gruppi di cattolici e cristiani disponibili all’impegno politico: non tutti, perché sulla sostanza e sulla realizzazione di queste cose ci sono tra i cristiani, legittimamente, come dice il Concilio, opinioni diverse e d’altronde, ponendosi questi cristiani apertamente come parte, né pretenderebbero con piglio integristico di rappresentare tutti i fedeli, né potrebbero in modo clericale rivendicare a proprio favore l’autorità della Chiesa.
Ma con quale nome potrebbero affacciarsi alla scena? Un pregiudizio fondato su una errata accezione della laicità (fare finta che la fede non ci sia), e il linguaggio oggi “politicamente corretto”, porterebbero questi credenti a restare anonimi, prendendo nomi di fantasia, tipo «Pace e diritti», «Pace e lavoro» e simili. Ma anche questa stagione è passata. Se il nome deve corrispondere alla cosa, a contenuti di sinistra e al lottare per essi come cristiani, conviene il nome di «sinistra cristiana». È un nome che si può assumere, nel deserto di cui abbiamo detto, senza infingimenti e senza autocensure. Non esprime un’ideologia: una sinistra cristiana è stata presente in Italia sotto diversi nomi e in diverse forme: perfino l’Opera dei Congressi fu di sinistra quando approdò all’antitemporalismo; e così fu l’«Avvenire d’Italia» di Rocco d’Adria; di sinistra cristiana furono l’intransigentismo, il proporzionalismo e la posizione anti-clericomoderata di Sturzo, lo sono stati poi i partigiani cristiani, i professorini che hanno scritto le pagine più alte della Costituzione repubblicana, la sinistra cristiana di Ossicini e di Rodano e quella democristiana di Vanoni, Mattei, Pistelli, Granelli, la Sinistra Indipendente del 1976 e la scelta politica finita nel martirio di Moro.
È una tradizione antica, che si può riproporre oggi per pensare di nuovo la politica e farla di nuovo. Non senza alleanze, incontri e salutari meticciati. Non per il potere di pochi ma per la salvezza di molti.
Raniero La Valle
Articolo della rubrica «Resistenza e pace» in uscita sul numero N.12
del quindicinale di Assisi, Rocca (rocca@cittadella.org
Quando impareremo dalla storia? 6 Luglio, 2008
Posted by iniziativa nonviolenta in Human Rights, MIR, comboniane, diritti umani, domenicani, ecumenico, francescani, gpic, gpsc, migrantes, nonviolenza, ofm, razzismo, rom, salesiani, sinti, valdesi, vis, zingari.add a comment
Maledetto chi lede il diritto del forestiero,
dell’orfano e della vedova!
Tutto il popolo dirà: Amen (Dt 27,19)
Quando impareremo dalla storia?
Animatori di Giustizia e Pace in difesa dei minori nomadi e migranti, contro la richiesta di impronte digitali per i rom e la detenzione dei minori “clandestini.”
Violenza xenofoba contro gli immigrati; razzista contro Rom e Sinti; di polizia contro quanti protestano per difendere il proprio territorio; di Cosa nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta con le loro estorsioni. In questo contesto è particolarmente esposto chiunque sia “diverso”: oggi il rumeno, il nero, il cinese, come ieri il meridionale, il “terrone”.
Questa subcultura della violenza purtroppo lascia indifferenti o vede complici ampi strati della società, venendo così strumentalizzata da molta parte del mondo politico, per fini non solo elettoralistici.
che, senza un governo autorevole, si rifugiano nell’autoritarismo.
In particolare intendiamo segnalare con scandalo la gravità delle minacce ai i minori nomadi e migranti.
- Non accettiamo i ventilati provvedimenti di richiesta delle impronte di identità per i minori Rom e Sinti, perché ledono la dignità personale attraverso un’operazione di etichettamento;
- Così come denunciamo, tra le varie norme del cosiddetto pacchetto “sicurezza”, la possibilità di detenzione dei minori migranti , accomunati sotto il marchio di “clandestini”, senza il benché minimo riconoscimento della dignità umana, loro e degli agli migranti.
Le Chiese, i religiosi e i laici cristiani non possono stare a guardare !
Bisogna tornare ad essere “Chiesa Confessante”, affermando insieme una Fede non connivente col potere abusato; una Fede capace di testimoniare la Verità di fronte a tutti i violenti e nella vicinanza a quanti soffrono e chiedono giustizia.
***
Con gli Animatori di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana, anche noi vogliamo attirare l’attenzione sul pericolo attualmente rappresentato da una diffusa attitudine alle generalizzazioni per cui, a partire da episodi di criminalità compiuti da singoli individui ed in circostanze spesso ascrivibili alla cronaca locale, si perviene ad un giudizio negativo su intere etnie.
“Nell’odierno contesto sociale si fa più diffuso un sentimento di paura e di insicurezza, il quale è spesso amplificato dai mezzi di comunicazione per ragioni a nostro avviso non sempre trasparenti.
A tale percezione di una situazione di ‘emergenza’ si risponde con atteggiamenti culturali semplificanti, che tendono a risolvere la complessità della situazione nella ricerca di un capro espiatorio e nella messa in atto di rimedi drastici e soluzioni che nei fatti non tengono conto del rispetto della dignità e della storia delle singole persone .
Angosciante è l’abbinamento -anche nei titoli dei giornali- dell’ ‘emergenza immigrati’, ‘emergenza Rom’ con l’ ‘emergenza rifiuti’, quasi che essi stessi siano scarti della società semplicemente da rimuovere dalle nostre città.
Alla base di queste paure vi è forse proprio una forma di sopravvalutazione del bisogno di sicurezza, la quale in realtà rivela chiusura al dialogo e all’incontro con l’altro.”
Condividiamo altresì la denuncia della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI), la dove dichiara che.
“La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.”
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“Riteniamo che non sia “un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere. L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di rifugiati climatici.
I ricchi inquinano, i poveri pagano.”
Il missionario Alex Zanotelli ha infatti dichiarato :
”Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi»): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi?
Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? E’ la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa. Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco.
Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza mentre ci rifiutiamo di fare le “adozioni da vicino”?”
***
“Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.” (CIMI)
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“Si prospetta dunque un lavoro urgente, tanto più urgente quanto più vorticosamente notizie drammatiche di ogni genere si scalzano una dopo l’altra sugli schermi televisivi e le pagine di giornale.
Il lavoro è quello di fermarsi a osservare e studiare. Non studiare loro – come tante persone, anche animate dai migliori intenti, purtroppo non sempre adeguati al caso, oggi chiedono. No: studiare noi stessi! Osservare come funziona la nostra lettura dei fatti, quali sono le paure che ci abitano, per quale motivo noi reagiamo così e, anche, chi può avere interesse a infuocare e manipolare l’ancestrale paura della diversità.
Intanto, mentre aspettiamo, ostinatamente, che un “lavoro” di questo genere prenda forma e si moltiplichi, non possiamo tacere. Perché, anche questo ce lo ha insegnato a grave prezzo la storia, certi silenzi sono connivenze, certe omissioni sono omertà.
Non possiamo accettare le espressioni di violenza e di odio che emittenti di vario genere riprendono e così fomentano, a propria volta, un linguaggio da bettola, rilanciato senza più vergogna. (Il paragone con il Rwanda, dove i mezzi di comunicazione ebbero un ruolo chiave nell’incitare al genocidio del 1994, è senz’altro esagerato; ma il meccanismo rimane, alla base, lo stesso).
Non possiamo tacere: perché le parole hanno un peso e formano le coscienze, soprattutto quelle dei giovani, ma non solo le loro. Hanno un peso e invadono la mente, autorizzando, quantomeno, i gesti violenti che poi diventano, qua e là, pogrom, pestaggi di gruppo, distruzione di povere cose.” [Cristina Simonelli, teologa (specializzata in Scienze patristiche), che fa parte da trent’anni del Gruppo Ecclesiale Veronese tra i Rom e i Sinti]
***
“Vogliamo quindi esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.” (CIMI)
Giovanni XXIII scriveva, ormai 45 anni fa, nell’Enciclica Pacem in Terris: «Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse (cf. Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1952). Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale».
Paolo VI, nel 1965, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa“,
con le parole di Giovanni Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.
Coordinamento Giustizia, Pace, Integrità del Creato
Fra’ Graziano Bruno jpic-ofm
Salvatore Scaglia jpic- laici domenicani
Francesco Lo Cascio movimento internazionale della riconciliazione
Bruno di Maio Segretaritato Attività ecumeniche SAE
adesioni:
dott. Mario Affronti “Migrantes”-Palermo, direttore centro diocesano di pastorale per la Migrazione
Suor Rosa Maurantonio suore missionarie comboniane
Maria Montana fraternità laici comboniani
Daniele Tinaglia Coordinatore Regionale VIS (ong salesiana)
past. Giuseppe Ficara movimento internazionale della riconciliazione Don Enzo Volpe sdb Animazione Missionaria dei Salesiani di Sicilia
Le impronte strappate ai bimbi Rom e l’impronta di Dio! 30 Giugno, 2008
Posted by iniziativa nonviolenta in Carovana di Pace, Human Rights, MIR, diritti umani, domenicani, francescani, gpic, gpsc, nonviolence, nonviolenza, ofm, razzismo, rom, salesiani, sinti, vis, zingari.add a comment
Siamo angosciati e temiamo questo clima che si sta diffondendo nel nostro Paese.
Siamo un gruppo di amici di Rom e Sinti e operatori e operatrici pastorali che a nome della Chiesa Italiana e delle nostre comunità religiose accompagna e cerca di vivere il “sacramento dell’incontro” e dell’amicizia con il popolo dei Rom e dei Sinti.
Ci uniamo a quelle voci che anche all’interno della Chiesa si sono levate per denunciare e richiamare il rispetto della dignità della persona e dei poveri in modo particolare.
L’ultima proposta dell’onorevole Maroni, Ministro dell’Interno, è la conferma che lo spettro di un passato non così lontano è sempre pronto a rialzarsi, anche con la complicità di non pochi silenzi.
- Siamo preoccupati non solo per le impronte ai bambini Rom, ma soprattutto per quelle che la nostra società ha disseminato lungo questo anno, impronte inzuppate nell’inchiostro dell’indifferenza, del razzismo,
del pregiudizio.
Un anno fa a Livorno bruciavano nella loro baracca 4 bambini Rom.
Anche di fronte ad un dramma del genere i giudici hanno scelto di impedire ai genitori di esprimere il loro dolore, rinchiudendoli immediatamente in carcere. Mai era successa una cosa del genere!
Anche il sindaco di Livorno si è contraddistinto per la sua ambiguità,
rifiutandosi più volte di dare un alloggio per le due famiglie coinvolte, di fronte ad una opinione pubblica indifferente e contraria ad un aiuto per le due famiglie Rom.
Da allora i fatti si sono susseguiti senza tregua, avendo sempre di mira i poveri e i Rom in genere.
Le impronte ai bimbi Rom sono il risultato di una lunga e tragica catena, una fabbrica della paura che vede coinvolti tutti quanti: le Istituzioni, i partiti e i loro governi, e gran parte dell’informazione, spesso manipolata ad arte, ma anche quei silenzi che rischiano di appoggiare di fatto il più forte a danno del debole.
Siamo turbati per questa guerra ai poveri, demagogica, antidemocratica e antievangelica!
Quante di queste impronte abbiamo lasciato un po’ ovunque in questo anno:
lo è stata l’ordinanza del Comune di Firenze contro i lavavetri e gli accattoni, gli sgomberi dei campi Rom dei comuni di Roma e di Milano che facevano a gara chi in effetti espelleva più Rom, la caccia al Rom, il divieto di accattonaggio ad Assisi per non turbare gli interessi turistici e la quiete dei conventi e delle chiese, i campi Rom dati alle fiamme a Napoli la mistificazione della sicurezza e la formazione di ronde cittadine per il controllo dei quartieri in nome del motto razzista: “tolleranza zero”, l’introduzione del reato di clandestinità, la militarizzazione delle nostre città. una fabbrica della paura ben architettata.
Questo ci turba perché temiamo che continuerà a produrre altri mostri, sempre in nome del “Dio della sicurezza”, e adoratori di questi mostri si stanno diffondendo rapidamente raccogliendo sempre nuovi adepti!- Dai campi Rom e Sinti dove viviamo accolti dalla loro umanità e amicizia, anche noi guardiamo con timore e preoccupazione le nostre città, questo rapido deterioramento della convivenza, questa ansia di controlli sempre più assidui, questa voglia di schedatura su base etnica; ci preoccupa l’avanzata di questo razzismo, spesse volte apertamente dichiarato e tollerato dalle stesse autorità perché ritenuto ormai “normale”!
A volte subiamo noi stessi sguardi, gesti di rifiuto e di esclusione dalle nostre stesse comunità di appartenenza.
Da questi luoghi spesso marginali ma privilegiati punti di osservazione, guardiamo attraverso gli occhi dei Sinti e Rom il “nostro mondo” che cambia e rimaniamo anche noi sorpresi nel vedere e constatare la sua voracità che avanza senza scrupoli e travolge tutto e tutti.spesso ringraziamo Dio per averci fatto incontrare e conoscere questo popolo che ci aiuta e ci trasmette quella “normalità” che la nostra società di appartenenza sembra aver smarrito. - Come annunciatori del Vangelo di Gesù, che nell’accoglienza dei poveri e dei piccoli ci ha rivelato il volto del Dio della vita, non possiamo dimenticare che in ogni uomo e donna, chiunque essi siano, di qualsiasi popolo, cultura e fede di appartenenza, è impressa l’impronta di Dio, è questa l’unica impronta che vogliamo “adorare” ed esibire. Vivendo in mezzo a Rom e Sinti o frequentando delle famiglie, abbiamo anche potuto apprezzare tante loro ricchezze e riconosciamo che le nostre vite, la nostra stessa fede sono state arricchite e segnate dalla loro “impronta”.
Anche per questo ci sentiamo loro grati e debitori, e vorremmo che anche ai Rom e ai Sinti fossero riconosciuti il diritto di vivere nella sicurezza e la tranquillità di far crescere ed educare i loro figli secondo la loro cultura e nel rispetto delle diversità.
Don Federico Schiavon – Udine
Franca Felici - Massa Carrara
Don Piero Gabella – Brescia
Laura Caffagnini e Bertolucci G – Parma
Cristina Simonelli – Verona
Sr.Rita e Carla Viberti – Torino
Palagi Marcello – Massa Carrara
Lucia Lombardi – Verona
Betti Adami – Verona
p.Luciano Meli – Lucca
Don Agostino Rota Martir - Pisa
Daniele Todesco – Verona
Don Francesco Cipriani – Verona
Piccole sorelle di Gesù – Crotone
Il Vangelo secondo gli zingari 30 Giugno, 2008
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di Fabrizio Ravelli
Se questo è un prete. Qualcuno potrebbe anche chiederselo. Porta un cappello nero che si calca in testa fin da quando si alza dal letto, per uscire dalla roulotte e lavarsi all’aperto. Anche oggi che piove, qui nel piccolo campo di Pozzuolo dove è «in visita, a trovare gli amici». Ha due baffetti bianchi sottili alla Clark Gable, e le sopracciglia cespugliose fanno ombra agli occhi scaltri.
«Cosa volete farmi dire? Perché io sono più furbo di voi, e dico quello che voglio». Voi giornalisti, ma anche voi gagi, voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case.
Don Mario Riboldi ha quasi settantanove anni – magro come un violinista gitano, vigoroso come un domatore di cavalli – ed era un ragazzo di Biassono quando entrò in seminario. Si fece prete, e ancora mancava qualcosa alla sua vita: «Ero appena prete, vicino a Magenta, quando ho visto questo gruppo di sinti. E ho pensato: chi porta il Vangelo a questa gente? Ed eccomi qui, dopo cinquantacinque anni».
E quindi, «sarei anche brianzolo, ma faccio il nomade con gli zingari». Da quando si fece zingaro, prete-zingaro: «Da quando mi sono messo in cammino».
Ci sono molti preti in Italia che si occupano di zingari, «gli ultimi degli ultimi», che hanno imparato a conoscerli nel bene e nel male. Che ci sono sempre quando le ruspe spianano baracche, e bisogna trovare un letto per donne e bambini. Che battagliano con sindaci e prefetti. Che trattano con scuole e ospedali. Che si prendono gli insulti dei gagi, perché gli zingari nessuno li vuole. Ma ci sono poi pochi preti, in Italia, e nessuno in altri paesi d’Europa, che si fanno zingari. Nel senso che vanno a vivere fra loro, con loro. Che dormono nelle roulotte o nelle baracche. Che sanno chi nasce e chi muore, chi va in galera e chi si innamora, chi trova lavoro e chi si ammala.
Don Mario sono cinquantacinque anni che fa questa vita. Casa sua è il campo rom di Brugherio, uno spiazzo di ghiaia sotto la tangenziale. Ma è sempre «in cammino», conosce tutti e tutti lo conoscono nel mondo dei gitani d’Italia.
Adesso è qui, nel piccolo campo alle porte di Udine, con il suo allievo-scudiero don Massimo
Mostioli, un ragazzone pavese con gli occhi azzurrissimi e i piedi scalzi nei sandali, che lo
accompagna e intanto studia la lingua degli zingari. Domani saranno di nuovo per strada, verso la Spagna. Dentro al vecchio camper don Massimo fa il caffè. E don Mario fa il conto di quanti sono i preti-zingari come loro in Italia. Non ci vuole molto, sono sette.
«A Verona don Francesco Cipriani, e a Bologna frate Flavio, un cappuccino. A Pisa c’è Agostino Rota Martir, un saveriano che vive con dei korakhané bosniaci, musulmani. Qui a Udine don Federico Schiavon. C’era don Renato Rosso, che venne con me in Friuli nel ‘72 e adesso è in Bangladesh, con i nomadi che lì sono decine di milioni. Poi ci sono le Piccole Sorelle di Gesù che stanno a Crotone, e le Luigine a Torino, due sorelle suore». E anche due sacerdoti rom: don Osvaldo Morelli che è viceparroco a Nocelleto di Carinola, provincia di Caserta, e frate Pasquale Barbetta.
Ma loro non vivono nei campi nomadi, per ora almeno.
Dietro di loro c’è un settore organizzato della Chiesa, l’UNPReS (Unione nazionale pastorale rom e sinti), ci sono pubblicazioni e convegni, c’è l’arcivescovo Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Ma non si viene mandati o comandati a vivere da zingari, quella è una scelta personale. Che deve essere autorizzata dal vescovo.
Quello che diede il permesso a don Mario si chiamava Giovanbattista Montini, e oltre a essere un amico di gioventù era arcivescovo di Milano, la diocesi più grande: «Poi lui venne fatto Papa, e io dovetti lottare con il suo successore Colombo per poter continuare», racconta. Don Mario è abbastanza vecchio da poter chiamare «gran bravo ragazzo» l’attuale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, e da aver rifiutato un posto in Vaticano: «Non potrei vivere dietro una scrivania».
E poi si sente davvero zingaro, nel cuore e non solo nei panni. Ride, beffardo: «Io non ho mai
lavorato, ho sempre fatto lo zingaro libero». Si mettono in cammino per evangelizzare, questi pretizingari.
Ma non è il conto delle conversioni, o delle vocazioni, a pesare. Il loro mestiere è mettersi
dalla parte di quella gente ai margini, di quella strana gente odiata e malvista e malsopportata, e condividerne l’esistenza. Strada facendo capiscono molte cose, da alcune sono affascinati: «Il nomadismo è una grande ricchezza, che però l’attuale civiltà cerca di eliminare, per tenere tutto sotto controllo». Se la gente cosiddetta normale diffida degli zingari, loro hanno imparato a diffidare della gente. Don Mario lo dice così: «Qualsiasi cosa pensi l’opinione pubblica degli zingari, a me interessa poco. A me interessano loro, i gitani».
Dove vive, nel campo di Brugherio, dice messa in una roulotte, e in un’altra abita. Per l’acqua c’è la fontanella, e per scaldarsi una stufetta. Nella grande città ha messo piede di recente per portare i «suoi» zingari a pregare in Sant’Ambrogio. Ma erano anni che non ci entrava: «Mi ricordo di quando, un diciott’anni fa, stavo a Baggio con una famiglia che non voleva entrare nel campo autorizzato. Dicevano: non vogliamo che i nostri bambini diventino ladri. Beh, gli fecero una multa di ottocentomila lire. E io da allora a Milano non ci vado. Me ne sto nei campi, o in giro». Ha conosciuto tutti, e quando arriva lui è una festa affettuosa. «Questi zingari sloveni li ho conosciuti a Linate nel ‘56. Coi bosniaci ero accampato, e insegnavo a leggere il Corano. Qualcuno s’era convinto che mi fossi fatto musulmano».
Il suo mestiere è evangelizzare. «Quando predico, prendo in mano la Bibbia e leggiamo. Io imparo qualcosa, loro imparano qualcosa, e con la parola di Dio cerchiamo di camminare su questa strada».
Non è problema di credere o non credere: «La loro vera povertà, per me, è che non conoscono il Dio in cui credono». Ma c’è più cristianesimo nella vita zingara, dice don Mario, che in quella dei gagi: «A Milano la media dei figli per ogni donna è meno di uno. E allora dove va a finire il cristianesimo? Negli zingari c’è un senso di naturalezza della vita, e questo è cristiano. Dicono:
come Dio vuole. Il milanese anche cristiano pensa spesso solo al lavoro, a come avere di più, a come arricchire. Ogni zingaro è libero, e il camminare insieme sta nella sua cultura».
Lui sta con loro, e cammina con loro. Nemmeno si sente di dover fare da ponte fra due mondi, o quel che adesso si dice mediatore culturale: «Io quello non lo so fare, non so fare due mestieri. Io mi sono chiuso fra di loro. Don Mario è uno zingaro in più». Rimpiange di non stare più in giro come una volta. Dice: «Mi sono fatto troppo prete, da quando vado a caccia di religiosi zingari».
Gran parte del suo lavoro di questi anni è rintracciare vocazioni e santità nella storia zingara, che non ha tradizioni scritte. Ha raccolto documenti sul primo santo zingaro, Zeffirino. Si chiamava Ceferino Jiménez Malla, detto “El Pelé”, era uno zingaro spagnolo commerciante di cavalli: «Era un uomo molto buono, e questo l’ha rovinato. Prese le difese di un prete, e morì con lui per la sua bontà». Fucilato il 9 agosto del 1936.
Ora sta scrivendo la vita di Emilia Fernandez Rodriguez, zingara in via di beatificazione. Raccoglie documenti sul primo prete degli zingari in Italia: «Del 1500, un salernitano detto “il litterato”, sacerdote a Roma». O su Karl Jaja Sattler, predicatore rom morto ad Auschwitz, che tradusse il Vangelo di Giovanni in lingua gitana. Don Mario, storico della religiosità zingara, «questo popolo di furbi, costretti dalla necessità a dire e non dire. Non mentiva forse anche Abramo, per salvarsi?».
Più che emarginati, dice, «marginali». Ladri? «A volte, e a volte no. I gagi mi chiedono: perché non gli dici di non rubare? Già, perché rubano a voi. Con la maggioranza che agli zingari dice: noi siamo noi, e voi non siete niente. Si vive, si sbaglia, si pecca. È l’umanità. E il rom dovrà farsi da sé, come ci riesce. Diamoci da fare noi. Noi zingari».
E a pochi chilometri da qui, dal campo di Pozzuolo dov’è di passaggio don Mario, c’è un altro dei preti-zingari. Federico Schiavon, un salesiano cinquantenne che da sette anni vive al Villaggio Metallico di Udine, il campo di via dei Sei Busi: «Lo chiamano Villaggio Metallico perché c’erano le baracche di metallo costruite dagli inglesi alla fine dell’ultima guerra. Una di quelle rimaste la uso come chiesa». Ci vivono centocinquanta zingari, e sono settecento in tutta la provincia. Gli sloveni sono discendenti di quelli liberati dal campo di concentramento fascista di Gonars, qui vicino. Poi arrivarono molti croati.
Don Federico dice che la sua scelta di vivere con loro è stata, in qualche modo, inevitabile:
«Frequentavo il campo, ma mi sono reso conto che venire qui di tanto in tanto significava arrivare come padrone e non come ospite. Ho avuto il permesso del vescovo. E poi ho chiesto anche a loro il permesso di vivere nel campo. Mi sono trovato una roulotte». Da sette anni, ogni mattina si sveglia lì. Lavarsi, pulire, pregare, organizzare la giornata: «All’inizio mi cucinavo da solo. Poi hanno cominciato a venire, a portarmi qualcosa, a invitarmi a mangiare con loro».
La sua vita è immersa in quella del campo: «Preghi un salmo, e le antifone sono i rumori dei
bambini che giocano, le donne che ridono, il marito che torna ubriaco». Primo, condividere, «e se ne esce un discorso religioso bene, se no è lo stesso». Come don Mario, anche don Federico comincia a prendere la vita dal senso zingaro: «Ognuno si porta dietro la sua storia, però vivendo con loro qualcosa cambia. Impari a non essere schiavo del tempo, ad apprezzare la libertà dei rapporti. La mia formazione era fatta di impegni, progetti, tempi segnati. Arrivo lì, e tutto mi viene buttato in aria. Fai fatica, ma vedi anche che il nuovo modo ti serve. È la vita la cosa più importante».
Dentro una famiglia: «Qui non sei il prete che deve ricevere rispetto in quanto prete. Sei un uomo come gli altri, e il rispetto te lo devi guadagnare. Condividi le cose belle e quelle meno belle. Le nascite, le morti, le feste quando uno esce dalla galera. Nessuno, da fuori, pensa mai che in campo c’è chi piange o ride, chi si innamora o sogna. Se sto via pochi giorni, quando torno devo recuperare, e farmi raccontare quello che è successo. Sono uno di famiglia: è stata una scommessa per me, ma lo è stata anche per loro». Per lui, è stata una scommessa anche tenere relazioni con quelli di fuori: «Provo a fare da ponte fra gli zingari e la gente friulana. Con le cose pratiche: il lavoro, le visite mediche, la burocrazia. E contro i pregiudizi». Finisce sempre così: «Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno a posto. Ma loro no». Lui che vede «la fotografia dall’interno»: «Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome. Si parla solo degli zingari che rubano. Rubano anche dei friulani, ma nessuno dice che i friulani rubano».
O gli zingari che rapiscono i bambini: «Me lo dicevano quando ero piccolo, a San Donà di Piave. Ho visto una ricerca: non c’è un solo caso negli archivi delle questure d’Italia». Anche gli zingari dicono che i gagi portano via i bambini: «Quando si pensa che non abbiano condizioni igieniche adeguate. Ma senza aiutare le famiglie a migliorare». Cose che un prete-zingaro capisce: «E a volte mi prende la rabbia, a vedere come gli zingari sono trattati. Sa, una volta nessuno dei nostri vecchi avrebbe rubato al supermercato. E adesso, invece». Cose che don Federico comincia a pensare vivendo da zingaro, «adesso che è come se fossi di loro proprietà».
in “la Repubblica” del 13 aprile 2008
Cara Europa. Appello di Rebecca Covaciu contro la persecuzione dei Rom in Italia 20 Giugno, 2008
Posted by iniziativa nonviolenta in Human Rights, razzismo, rom, sinti, zingari.1 comment so far
Si chiama Rebecca Covaciu, è una ragazzina rom di 12 anni, ha una vita di povertà, emarginazione e sofferenza alle spalle.
I giornali hanno parlato di lei come della “piccola Anne Frank del popolo Rom”.





La famiglia Covaciu abbandonò Arad, in Romania, per fuggire povertà e discriminazione. Ma in Italia ha conosciuto gli effetti devastanti dell’odio razziale. Ha subito un tentato linciaggio da parte di razzisti a Milano; le forze dell’ordine hanno distrutto più volte le baracche costruite da Stelian, papà di Rebecca, mettendo la famiglia in mezzo alla strada. L’aiuto offerto dai membri del Gruppo EveryOne ha evitato che Stelian, sua moglie e i loro quattro bimbi subissero un destino tragico. Ora Rebecca – che non è solo una grande promessa dell’arte europea (promessa che sarà mantenuta solo se la persecuzione razziale in Italia non la ucciderà), ma un angelo di sensibilità, altruismo e bontà – si è incamminata in una “marcia della morte” verso il nulla, con i suoi cari.
Durante la primavera 2007, la famiglia Covaciu ha incontrato gli attivisti del Gruppo EveryOne, che si sono fatti carico delle sue esigenze fondamentali.
Il 24 Aprile 2008, a Milano, una “squadra di protezione” formata da agenti in assetto antisommossa, agli ordini di Gianvalerio Lombardi ha compiuto un’operazione di sgombero nei confronti della comunità di Rom romeni, provenienti da Timisoara, che si era rifugiata in un campo del quartiere Giambellino. Il campo era “abusivo”: numerose famiglie in condizioni di miseria tragiche si erano rifugiate lì per evitare di morire di fame e malattie nella loro città di origine, vivevano in una situazione di segregazione e discriminazione insostenibile. L’azione degli agenti è stata eseguita con metodi brutali. Uomini, donne e nugoli di bambini sono stati costretti a uscire dalle loro baracche, messi in fila come gli ebrei rastrellati dai nazisti durante l’Olocausto e costretti ad assistere alla distruzione del loro piccolo, miserabile mondo.
I bambini piangevano, mentre i loro aguzzini li spintonavano e li intimidivano con parole dure, offensive, improntate all’odio razziale. Una delle famiglie cacciate in malo modo dalla squadra era la famiglia Covaciu, il cui capofamiglia è un missionario evangelico, noto presso i Rom di Milano per gli innumerevoli gesti di altruismo compiuti nei riguardi delle famiglie perseguitate.
Sua moglie parla cinque lingue: il romeno, il romanes, il francese, lo spagnolo e l’italiano. Hanno quattro bambini, fra i quali Rebecca Covaciu, di 12 anni, dotata di un notevole talento nel campo delle arti plastiche, tanto che alcuni dei suoi disegni – che documentano la vita dei Rom in Italia – sono stati esposti a Napoli, nel corso della Giornata della Memoria 2008, presso le prestigiose sale dell’Archivio Storico, che li ha acquisiti in permanenza.
Rebecca ha imparato a disegnare e dipingere nelle baracche e sotto i ponti, sviluppando un talento che le ha consentito di vincere il Premio UNICEF 2008 fra centinaia e centinaia di ragazzi di tutte le nazionalità, per il disegno e la pittura legato ai diritti dei Bambini e ha già partecipato a mostre d’arte, con i suoi disegni che raccontano la persecuzione degli ‘zingari’ in Italia. Il premio le è stato consegnato a Genova nell’àmbito del Festival dell’Intercultura “Caffè Shakerato“.

I disegni di Rebecca sono esposti al Museo d’Arte Contemporanea di Hilo (Stato delle Hawaii, U.S.A.), rappresentativi dell’arte dei Rom in Europa e della condizione di emarginazione cui sono costretti. Il direttore del museo Ted Coombs ha scritto: “L’Arte di Rebecca Covaciu pone in rilievo un’infantile innocenza, preziosa nel mondo dell’arte, che si propone solo di colpire l’attenzione. Non è arte per l’arte, ma – piuttosto – arte che esprime la pura voce dell’anima.
Il Museo d’Arte di Hilo sostiene e incoraggia l’arte capace di entrare in comunicazione con l’anima, perché si tratta del messaggio che ci ha consegnato in eredità l’Arte Polinesiana. Gli antenati degli Hawaiani viaggiarono, assumendosi grandi rischi, per essere parte della cultura del nostro mondo: ecco perché siamo orgogliosi di supportare queste meravigliose opere d’arte che provengono dall’altra parte del mondo”
Le opere di Rebecca sono state esposte anche nell’àmbito delle mostre del Gruppo internazionale di artisti “Watching The Sky“, fra cui “Psiche Incatenata“, in occasione della Giornata della Memoria 2008, nelle prestigiose sale dell’Archivio Storico del Comune di Napoli. Genova ha attribuito l’importante riconoscimento “Arte e Intercultura – Caffè Shakerato” ai disegni-testimonianza della piccola artista. La serie di opere grafiche “I topi e le stelle” (qui accanto alcune delle opere), ispirata alla sua vita negli insediamenti “abusivi”, sarà esposta a Roma, Napoli e Genova nell’àmbito di una mostra itinerante dedicata ad Arte, infanzia e Diritti dei Popoli.
Nonostante questi suoi meriti, nonostante l’impegno del padre Stelian a cercare un lavoro anche umilissimo in Italia, la famiglia Covaciu era costretta a vivere in una baracca, in mezzo ai topi e ai parassiti, senza acqua potabile né corrente elettrica.
L’hanno sgomberata da edifici abbandonati e perfino da sotto i ponti. “Ci trattano come animali perché non ci conoscono,” ha detto Rebecca dopo aver ricevuto il Premio UNICEF. “Non sanno che cosa vuol dire vivere in mezzo ai topi e ai rifiuti, al freddo, senza cibo. Quando noi bambini chiediamo l’elemosina, dicono che i nostri genitori sono cattivi, perché non sanno che se non ci aiutiamo tutti, fra di noi, moriamo di fame. E’ un brutto mondo per noi ‘zingari”.
Intorno alla famiglia Covaciu, in Italia, è in atto una spaventosa purga etnica che non risparmia alcuna città. Comunità e famiglie vengono braccate sia da ronde di giustizieri, sia dalle forze dell’ordine, che distruggono i loro poveri ripari, bruciano i loro averi e le mettono in mezzo alla strada, senza cibo né assistenza.

La speranza media di sopravvivenza degli ‘zingari’ in Italia si è abbassata a soli 35 anni, mentre la mortalità dei loro bambini è 15 volte superiore a quella degli altri cittadini. Sono numeri tragici, identici a quelli che caratterizzarono la condizione degli ebrei segregati nel ghetto di Varsavia, luogo simbolo dell’Olocausto.
Il sopravvissuto alla Shoah Piero Terracina, di fronte al martirio dei Rom in Italia ha affermato recentemente, con la voce strozzata e gli occhi lucidi: “Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo. Le leggi razziali e le atrocità che colpiscono oggi i Rom sono molto simili a quelle che toccarono a noi ebrei, durante la persecuzione nazifascista“.
Tutto avviene nell’indifferenza generale e la campagna mediatica di stampo razzista ripropone le calunnie che permisero tanti pogrom, persecuzioni e stermini durante la Storia: i Rom stuprano le donne italiane, i Rom non vogliono lavorare perché preferiscono dedicarsi al crimine, i Rom rapiscono i bambini.
Il Gruppo EveryOne ha dimostrato che i casi di rapimento diffusi da politici razzisti e media erano montature e ha divulgato i dati risultanti da un’analisi minuziosa degli archivi di stato: dal 1899 ad oggi nessun cittadino Rom è mai stato condannato per rapimento di minore. Ma non basta, perché i Rom sono stati scelti quali capri espiatori di un’Italia che ha abbandonato la via della solidarietà, della tolleranza e dei Diritti Umani.

“Quando disegno, penso ai colori di un mondo migliore, dove anche noi possiamo essere felici. Da grande voglio aiutare i poveri e se diventerò un’artista famosa, voglio dipingere il mondo degli ‘zingari’, così tutti vedranno la verità. Vorrei parlare ai grandi, ai potenti, a quelli che potrebbero aiutare il mio popolo. Vorrei chiedergli di aiutarci, perché la nostra vita è troppo triste“.
Rebecca ricorda Anne Frank, incapace di perdere il sorriso e la fiducia negli esseri umani, nonostante la spietata persecuzione che il suo popolo subisce qui in Italia.
La videointervista “Cara Europa” è la risposta al desiderio di Rebecca, che le consente di lanciare un appello all’Europa, contro la discriminazione che colpisce il suo popolo. È una testimonianza della persecuzione dei Rom in Italia e sarà presentato all’assemblea plenaria del Parlamento Europeo e all’Unicef, grazie a un’iniziativa del Gruppo EveryOne
Nota: Per vedere il video fai clic sull’immagine “Cara Europa” a inizio pagina. È richiesto Apple QuickTime


