Karamles, un altro giorno di dolore 14 Marzo, 2008
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(Slide by Riconciliazione su foto ishtartv)
ANSA: Iraq, in migliaia per addio a vescovo caldeo |
| (di Stefano Poscia) Migliaia di cristiani iracheni hanno dato oggi l’ultimo saluto al vescovo caldeo di Mossul, Paulos Faraj Rahho, che è stato tumulato nel villaggio di Karemlash (450 km. a nord di Baghdad), mentre in tutto l’ Iraq – nella giornata di preghiera islamica del venerdì – la morte in prigionia del prelato che era stato rapito il 29 febbraio è stata condannata nelle moschee sciite e sunnite. Nel sermone ai fedeli raccolti nel Mausoleo dell’Imam al-Hussein nella città santa sciita di Karbala (108 km. a sud di Baghdad), sheikh Abdel Mahdi al-Karbalai – a nome del Grande ayatollah Ali al-Sistani – ha condannato “nel modo più severo” la morte di mons. Raho e ha chiesto che i colpevoli vengano “perseguiti senza tregua”. Ma anche il Consiglio degli Ulema sunniti ha condannato in un comunicato la tragica fine dell’arcivescovo caldeo di Mossul (396 km. a nord di Baghdad), denunciando l’esistenza di “un piano per fomentare sedizione tra figli della stessa nazione”. La Tv pubblica irachena Al-Iraqiya ha dal canto suo dedicato una trasmissione speciale di due ore alle condanne per la morte di mons. Rahho, andata in ondata al termine dei suoi funerali. Sotto una pioggia battente, una grande folla ha atteso stamani a Karemlash l’arrivo della salma di mons. Rahho di fronte alla chiesa di Mar Addi al-Rasul, dove poi è stata tumulata al termine del rito funebre officiato dal cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca della Chiesa caldea. Nella stessa chiesa, erano stati già sepolti il 1/o marzo l’autista e le due guardie del corpo uccisi al momento del rapimento dell’arcivescovo caldeo di Mossul, dove il cadavere di mons. Rahho (65 anni), sotterrato in una discarica, era stato fatto trovare ieri dai rapitori nel quartiere di Al-Intisar. Al suo arrivo da Mossul, la salma del vescovo caldeo è stata accolta da una grande folla di fedeli che agitavano ramoscelli d’olivo e lanciavano urla di dolore, mentre le campane della chiesa di Mar Addi al-Rasul rintoccavano a morto. Nella vicina Mossul,raccolte dietro uno striscione con la scritta “L’Iraq è la patria di tutti noi”, davano intanto vita a una protesta contro la morte in prigionia del prelato, le cui circostanze restano ancora da chiarire. L’autopsia non ha rivelato tracce di violenza o di ferite d’arma da fuoco, ma il corpo di mons. Rahho era in avanzato stato di decomposizione: dettaglio che è sembrato avvalorare le voci secondo cui l’arcivescovo caldeo di Mossul sarebbe morto alcuni giorni prima del ritrovamento dei suoi poveri resti. Ma se le cause della morte restano incerte, sull’identità dei rapitori non sembrano invece sussistere dubbi: il vescovo caldeo di Erbil (350 km. a nord di Baghdad), Rabban al-Qass, ha accusato apertamente lo ‘Stato islamico dell’Iraq’, il braccio iracheno di Al-Qaida, per il rapimento di mons. Rahho. E la televisione satellitare cristiana irachena Ishtar Tv ha affermato che, per il rilascio del prelato, i rapitori avevano richiesto il pagamento di un riscatto di tre milioni di dollari, la consegna di “armi moderne” e la scarcerazione di miliziani integralisti arabi catturati in Iraq |



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